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	<title>inGiro</title>
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	<description>Per viaggiare nel tempo ... i luoghi dell'archeologia in Italia</description>
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		<title>Ferrara</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Busker Fest]]></category>
		<category><![CDATA[CAstello Estense]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico Nazionale Spina di Ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[Ferrara è una bella cittadina nata nel medioevo sulle rive del Po, che al tempo passava di là, ed ampliatasi nel corso del Rinascimento grazie ai lavori della famiglia degli Este che aveva lì la sua dimora.
Adesso compare come una tranquilla città dal centro storico molto scenografico e ricco, inserito dall&#8217;UNESCO nella lista del patrimonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Ferrara è una bella cittadina nata nel medioevo sulle rive del Po, che al tempo passava di là, ed ampliatasi nel corso del Rinascimento grazie ai lavori della famiglia degli Este che aveva lì la sua dimora.<br />
Adesso compare come una tranquilla città dal centro storico molto scenografico e ricco, inserito dall&#8217;UNESCO nella lista del patrimonio mondiale dell&#8217;umanità. Stupenda e molto romantica di notte, ha puntato tutto sul turismo, per cui troverete punti informativi, possibilità di noleggio biciclette (che sembrano essere il mezzo di locomozione favorito) per farvi il giro della città e delle mura e tanti musei e mostre!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_89" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-89" title="Castello Estense - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/01castello.jpg" alt="Castello Estense - Ferrara" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Castello Estense - Ferrara</p></div>
</div>
<div><strong>Informazioni utili:</strong></div>
<div>
<div>Il giorno di chiusura dei musei è per tutti il Lunedì..tenetene conto quando decidete il giorno della partenza o troverete tutto chiuso!</div>
</div>
<div>Non abbiate paura di pranzare o cenare nei locali del centro storico: i prezzi sono nella norma e non c&#8217;è il pericolo di doversi mettere a lavare i piatti!</div>
<div>In estate una volta all&#8217;anno la città si popola di un fantastico mondo fatto di musicisti ed artisti da strada di notevole qualità&#8230;ogni stradina, viottolo e piazzetta si animano di suoni e risate! è la <span style="font-weight: bold;">Busker Fest.</span> Gli spettacoli ufficiali finiscono alla mezzanotte, come nelle fiabe, ma poi il popolo dei Buskers si riunisce alla Busker&#8217;s House, un piccolo chiostro nel centro storico di Ferrara, per suonare e ballare insieme fino alla mattina!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_91" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-91" title="Busker Fest - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/02busker.jpg" alt="Un artista di strada alla Busker Fest di Ferrara" width="300" height="400" /><p class="wp-caption-text">Un artista di strada alla Busker Fest di Ferrara</p></div>
</div>
<div><strong>Storia della città: </strong></div>
<div>La nascita della città si deve all&#8217;instaurarsi in una biforcazione del Po della pieve di San Giorgio in epoca tardoantica. Da qui cominciò l&#8217;insediamento vero e proprio, ufficializzato con l&#8217;arrivo del vescovato nel VII sec.d.C. che per motivi difensivi, realizza la prima fase insediativa della città, quella del Castrum circa un secolo dopo (tutt&#8217;ora riconoscibile dall&#8217;andamento regolare dell&#8217;impianto stradale). Da qui partirà il progressivo allargamento della città secondo fasi ben distinte:<br />
- nel 1135 viene costruita la cattedrale e gli Este vengono nominati dal popolo signori della città;<br />
- Niccolò II nel 1385 comincia la costruzione del castello ed la prima addizione della città;<br />
- Borso nel 1451 comincierà la seconda addizione;<br />
- Ercole I nel 1492 farà la cosiddetta &#8220;addizione erculea&#8221;, talmente grande da non riuscire nemmeno ad edificarla completamente. È questo il periodo di maggiore fioritura della casata estense;<br />
- ultimo imponente riordino è la costruzione della cittadella pontificia, oggi non più visibile.</div>
<div>
<p><strong>Cose da vedere:</strong></div>
<div style="font-weight: bold;">- Castello Estense e Torre dei Leoni</div>
<div>Il castello estense è aperto dalle 9.30 alle 17.30 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 6€, ridotto 5€ (gruppi di almeno 15 persone, minori di 18 anni e maggiori di 65), gruppi scolastici 4€, gratuito per i minori di 11 anni.<br />
La salita alla torre (120 scalini) è compresa nel prezzo e c&#8217;è la possibilità di acquisto di una guida al prezzo di 5¤.<br />
Del castello è visitabile la corte interna (senza biglietto), i piani delle cucine, le prigioni (attenzione ai claustrofobici!) nonchè il piano nobile con annesso terrazzo.</div>
<div><span style="font-weight: bold;">- Museo Archeologico, detto Museo di Spina</span></div>
<div>Il museo è aperto dalle 9.00 alle 14.00 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 4€, ridotto 2€ (15-18 anni) e gratuito per i minori di 18 e maggiori di 65 anni.<br />
Non è disponibile un catalogo della mostra quindi aprite bene gli occhi e ricordatevi il più possibile!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_87" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-87" title="Museo Spina - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/03museo_spina1.jpg" alt="Coorte interna del museo archologico nazionale di Ferrara" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Coorte interna del museo archeologico nazionale di Ferrara</p></div>
</div>
<div>Spina era la famosa città etrusca affacciata sull&#8217;adriatico, il punto d&#8217;arrivo dei mercanti greci e balcanici. Il suo sito, di recente scoperta, si trovava a qualche chilometro dalla costa, in una zona al tempo paludosa: le case erano sorrette da palafitte e probabilmente doveva essere solcata da qualche canale navigabile: una Venezia del mondo antico!</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Al momento della scoperta delle necropoli, dalle tombe scavate è stata trovata un&#8217;enorme quantità di vasi e suppellettili della migliore grecità ed anche esempi di produzione locale. Tutte queste opere sono custodite nel Museo Archeologico di<br />
Ferrara, ricavato in uno dei più bei palazzi rinascimentali della città, ma purtroppo gli oggetti visibili sono solo una minima parte rispetto a quanto si narra sia racchiuso negli scantinati del museo&#8230;</p></div>
<p><span style="font-weight: bold;">- Cattedrale</span></p>
<p>La cattedrale è aperta nei giorni feriali dalle 7.30-12.00 / 15.00-18.30, nei festivi dalle 7.30-12.30 / 15.30-19.30.</p>
<p>Fu edificata nel 1135, e ritrasformata nel XIII sec da una facciata a capanna ad una tripartita.</p>
<p>1. La facciata: Suddivisa in tre registri, riccamente decorati. Da notare San Giorgio che uccide il drago sopra il portale centrale e gli altri bassorilievi tutti a tema religioso. I due ingressi erano riservati quello di destra (con statua di Alberto V d&#8217;Este in veste da pellegrino) agli uomini, mentre quello di sinistra (con busto di Papa Clemente VIII) alle donne.</p>
<p>2. Fianco sinistro: Il fianco è in parte coperto dalla Loggia dei Merciai del 1473, la quale copre anche le tavole marmoree con incisi gli statuti cittadini del 1173. Nel centro è visibile il segno della porta dei Mesi, distrutta nel XVIII sec. da cui provenivano i leoni posti all&#8217;entrata principale della cattedrale.</p>
<p>3. Il Campanile: incompiuto, il progetto si fa riferire a Leon Battista Alberti.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_93" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-93" title="Duomo di Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/04duomo1.jpg" alt="Duomo di Ferrara" width="400" height="300" /> Cattedrale di Ferrara</dt>
</dl>
</div>
<p><span style="font-weight: bold;">- Casa Romei</span></p>
<p>La casa è aperta dalle 8.30 alle 19.30 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 2€, ridotto 1€ (15-18 anni) e gratuito per i minori di 18  e maggiori di 65 anni.</p>
<p>Si tratta di una casa della seconda metà 1400, appartenente ad una famiglia nobile di Ferrara: la figlia del proprietario sposò il figlio di un protetto degli Este.</p>
<p>Da vedere la sala delle Sibille, con gli affreschi parietali del 1400 ed un grande camino, quindi la Sala dei Profeti con le travature di copertura dipinte. Il porticato del cortile conserva ancora affreschi sui muri e delle decorazioni in cotto sul loggiato superiore.<br />
Della casa è visitabile anche il piano superiore, o piano nobile, con una grande qualtità di affreschi del 1500, soprattutto a tema religioso.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">- Biblioteca Comunale Ariostea e Tomba di Ariosto</span></p>
<p>La biblioteca ospita dal 1801 la Tomba di Ariosto. Contiene una grande quantità di opere manoscritte ed incunaboli, comprese molte collezioni Ariostee e versioni rare dell&#8217;Orlando Furioso.</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_95" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;">
<dt class="wp-caption-dt" style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-95" title="Tomba dell'Ariosto" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/05ariosto1.jpg" alt="Tomba dell'Ariosto" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tomba dell&#39;Ariosto</p></div>
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		<title>Tarquinia (VT)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 21:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[Necropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Tarquinia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tarquinia, cittadina in provincia di Viterbo, ha una lunga storia come città etrusca e poi romana. È famosa per la necropoli di Monterozzi, contenente le tombe dipinte. La Necropoli di Tarquinia è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO Patrimonio dell&#8217;Umanità.
Da non perdere anche l&#8217;Ara della Regina, il santuario di Tarquinia, visibile da Monterozzi in lontananza.
Come Arrivare:
Via Aurelia, continuare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tarquinia, cittadina in provincia di Viterbo, ha una lunga storia come città etrusca e poi romana. È famosa per la necropoli di Monterozzi, contenente le tombe dipinte. La Necropoli di Tarquinia è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
Da non perdere anche l&#8217;Ara della Regina, il santuario di Tarquinia, visibile da Monterozzi in lontananza.</p>
<p><strong>Come Arrivare:</strong><br />
Via Aurelia, continuare su SS1 in direzione Viterbo Grosseto. Girare a destra: A12 / E80. Girare a destra, SP102.<br />
La necropoli è alle porte della città, la Civita (l&#8217;antica acropoli) a circa 7 km, lungo la strada per Monte Romano.</p>
<p><strong>Cose da Vedere:</strong></p>
<p><strong>1. Necropoli di Monterozzi:</strong> tel. 0766 856308. Orario invernale: dal martedì alla domenica 8,30-14,00; orario estivo: dal martedì alla domenica dalle 8,30 fino ad un&#8217;ora prima del tramonto. La biglietteria chiude un&#8217;ora e mezzo prima.<br />
Chiude il lunedì,il 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre.<br />
Per visite guidate: tel 0639967150 per gruppi di adulti; tel 0639967200 per gruppi scolastici.<br />
Biglietto intero: Euro 4,00.<br />
Ridotto per cittadini dell&#8217; Unione Europea tra 18 e 25 anni; per insegnati di ruolo nelle scuole statali: Euro 2,00<br />
Gratuito per:<br />
- Cittadini dell&#8217; Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni.<br />
- Studenti e docenti delle Facoltà di Architettura e di Lettere (indirizzo Storia dell&#8217;arte).<br />
- Dipendenti MBAC &#8211; Ministero per i Beni e le Attività Culturali.<br />
- Guide Turistiche autorizzate dalla Regione Lazio nell&#8217;esercizio della propria attività.<br />
- Appartenenti all&#8217; ICOM.<br />
-Gruppi scolastici con lettera della scuola.</p>
<p><strong>2. Museo Archeologico</strong>: piazza Cavour 1. Tel. 0766 856036. Aperto dal martedì alle domenica dalle 8,30 alle 19,30. La biglietteria chiude un&#8217;ora prima. I giorni di chiusura, oltre al lunedì, sono 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre. Per visite guidate: tel 0639967150 per gruppi di adulti; tel 0639967200 per gruppi scolastici.<br />
Biglietti: vedi per la Necropoli.</p>
<p>Possibilità di fare il <strong>biglietto cumulativo Museo e Necropoli:</strong><br />
Intero: Euro 6,50.<br />
Ridotto per cittadini dell&#8217; Unione Europea tra 18 e 25 anni e per insegnati di ruolo nelle scuole statali: Euro 3,25.<br />
Gratuito per gli stessi aventi diritto citati precedentemente.</p>
<p><strong>3. Ara della Regina</strong>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Storia della Tarquinia Etrusca:</strong></p>
<p><strong>670-630 orientalizzante medio.</strong><br />
Tarquinia usa tombe costruite con copertura a pseudovolta, camera unica con pareti molto ripide e banchina per le deposizioni, fessura nella chiave della volta. Caratteristica è il grande dromos molto largo lungo e aperto, spesso è presente una scalinata monumentale, utilizzata per riti, spettacoli e ludi.</p>
<p><strong>630-580 orientalizzante recente.</strong><br />
In città cominciano grandi importazioni ceramiche dal mediterraneo, esempio famoso del periodo è la tomba di bocchoris, tomba del guerriero, il primo esempio di orientalizzante etrusco. Importante è notare che qui venne trovata la prima epigrafe etrusca incisa su un vaso protocorinzio. La necropoli in questo periodo si estende sul colle di Monterozzi.</p>
<p><strong>Alto arcaismo: VI a.C.</strong><br />
È questo il momento della nascita dei grandi santuari e vengono edificate le prime città satellite sulla costa ad impianto ortogonale, Pyrgi per Cerveteri, Gradisca per Tarquinia, nel clima di una grande espansione commerciale via mare.</p>
<p>Il tipo tombale a Tarquinia in questo periodo è a camera ipogea con tumulo come segnacolo. Gli interni sono decorati come una vera casa ad affresco (sedimenti salini che si depositano sulla roccia dipinta hanno permesso di conservare le pitture fino a noi). Le scene raffigurate sono di tipo aristocratico: animali affrontati, banchetti, giochi funebri, ma esistono anche elementi anomali quali caccia e pesca.<br />
Nel 530 a.C. arrivano maestri ionici che importano la tecnica delle megalografie.</p>
<p><strong>Tardo arcaico, il V secolo.</strong><br />
Nasce in questo secolo la famosa Ara della Regina, santuario monumentale di Tarquinia. Su un grande podio venne costruito un tempio di tipo tuscanico, impostato su un tempio di età precedente. La decorazione del columen tutt&#8217;ora conservata era enorme: si tratta dei famosi cavalli alati in terracotta.</p>
<p><strong>La pittura funeraria parietale</strong></p>
<div>Nasce nel VI aC., durante la prima fase riprende elementi asiatici e raffigura alberi, animali affrontati e fantastici.<br />
La Tomba delle pantere del 590 a.C. è il primo esempio di questo stile. Non è ancora suddiviso lo spazio della parete, animali la riempiono tutta.<br />
La Tomba dei tori (560 a.C.) già presenta una divisione in fasce a riprodurre almeno in parte una casa, è presente una schematizzazione del frontone con gli animali affrontati.<br />
Nel 530 giungono dalla ionia maestri e portano la tecnica della megalografia.<br />
Primo esempio è la Tomba degli Auguri.<br />
Cominciano ad essere rappresentati non più elementi fantastici ma di carattere sociale, arrivati assieme ai maestri dalla Grecia. Vengono riprodotti banchetti, scene di komastoi, giochi funebri.<br />
Dai colori vividi del VI secolo (es: tomba delle leonesse), si vanno ad utilizzare sempre più un cromatismi tenui e a campitura più piatta, per dare più importanza alla volumetria dei personaggi che al gioco delle luci. La tavolozza diminuisce a 3-4 colori fondamentali.</p>
<p>L&#8217;identificazione con la casa non si va mai perdendo del tutto, infatti il columen ed il suo sostegno vengono sempre rappresentati, anche se molto schematizzati (una semplice linea grossa rossa) ma sono presenti.<br />
Tipico è anche la rappresentazione di una finta porta a imitazione di quella vera della tomba oppure di una finta porta di una camera inesistente o una porta dell&#8217;aldilà.<br />
Nel V cominciano anche a comparire, in relazione alla perdita della fede nella vita post-mortem, personaggi infernali, contraddistinti dal loro colore blu, sia femminili che maschili (karun).</p>
<p><strong>Età recente: IV-III a.C.</strong></p>
<p>Ara della Regina. Su un grosso podio con due terrazze di 7 metri di altezza viene costruito il tempio di tipo tuscanico con cella ed ale. Subirà nel III un rimaneggiamento, le tre cellette ed il postico verranno tolti per aumentare la lunghezza della cella centrale. Ridecorato, il nuovo columen non avrà più i cavalli alati ma un grosso blocco fittile con la fuga dei Sette di Tebe.</p>
<p>Le tombe aristocratiche sono ancora dipinte ma la tipologia cambia: sono presenti molti demoni azzurri, banchetti infernali, poche scene aristocratiche e molto mistiche.<br />
Comincia in questo periodo l&#8217;uso di sarcofagi decorati e iscritti. Se la tomba è dipinta il sargofago è liscio senza decorazioni e iscrizioni, e viceversa.<br />
Nei orimi sarcofagi dipinti l&#8217;iscrizione compariva sul lato lungo, riportante varie dati della vita del deposto. La cassa spesso era decorata con un&#8217;amazzonomachia od una precessione infernale. Il coperchio all&#8217;inizio era decorato con un frontoncino di tipo orientale, poi compare la raffigurazione del defunto supino, all&#8217;inizio quasi schiacciato contro il letto, poi comincia ad alzarsi sempre più tramite i cuscini e cambiamenti di inclinazione fino a essere rappresentato banchettante.<br />
L&#8217;entrata del dromos delle tombe è decorata con piccoli tempietti.</p>
<p>Nel 311-310 a.C. Roma vince su Tarquinia, da questo momento la storia della città rientra nella Storia Romana.</p></div>
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		<title>Cerveteri (RM)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 10:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Cerveteri]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[Necropoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Cerveteri, in latino Caere, in etrusco Cisra, è ora una cittadina a 40km da Roma, nata in epoca etrusca (epoca villanoviana) è stata identificata come tale già nel XVI secolo con la spiegazione del toponimo Cerveteri con Caere Vetus. Alla città apparteneva, tra gli altri, il famoso porto di Pyrgi, simbolo della ricchezza della città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cerveteri, in latino Caere, in etrusco Cisra, è ora una cittadina a 40km da Roma, nata in epoca etrusca (epoca villanoviana) è stata identificata come tale già nel XVI secolo con la spiegazione del toponimo Cerveteri con Caere Vetus. Alla città apparteneva, tra gli altri, il famoso porto di Pyrgi, simbolo della ricchezza della città dovuta alla presenza di minerali nel sottosuolo, come nei Monti della Tolfa.</p>
<p><strong>Come arrivare:</strong><br />
E&#8217; raggiungibile dalla Via Aurelia e dall&#8217;autostrada Roma-Civitavecchia (A/12). Uscire all&#8217;uscita CERVETERI-LADISPOLI-POLIZIA STRADALE e proseguire seguendo la direzione CERVETERI-CERI.</p>
<p><strong>Storia della Cerveteri estrusca:</strong></p>
<p>La storia della città antica viene principalmente basata sui ritrovamenti delle necropoli, molto abbondanti, mentre l&#8217;area urbana raramente riporta resti di tale grandezza, ad eccezione delle aree sacre. Il suo territorio si estendeva dal Mignone, alle necropoli rupestri alla zona costiera.</p>
<p>Le prime fasi di vita della città risalgono all&#8217;epoca villanoviana (XI-IX secolo a.C.) con le necropoli di Cava della Pozzolana e del Sorbo, con un rito funerario basato su tombe a pozzetto e cinerario biconico con elmo o scodella e nella fase più recente anche inumati in fossa. Le fosse erano legate insieme entro circolo di sassi, un tumulo simbolo precoce dell&#8217;esistenza di un sistema di rappresentazione gentilizia.</p>
<p>Dal VIII a.C. grande innovazione, rispetto alla precedente a fossa, la tomba a camera scavata nel tufo o parzialmente costruita, a camera unica, spesso riproducente l&#8217;interno di una capanna. Queste tombe avevano un utilizzo famigliare, spesso prolungato.</p>
<p>Con il VII secolo comincia la fase orientalizzante (antica: 730/720-670; media: 670-630; recente: 630-580), con un&#8217;arrivo massiccio di manufatti dalla Fenicia, da Cipro, dalla Grecia, con i relativi artigiani che comincieranno a fare una produzione orientalizzante locale. È questo anche il secolo in cui nella città comincia la scrittura, come connotazione di rango sociale (era infatti presente in oggetti di grande qualità, di importazione). Nelle necropoli compaiono i tumuli monumentali, con un&#8217;altezza di anche 15 metri, con la crepidine (base del tumulo) spesso modanata, con un ponte che permetteva l&#8217;accesso alla cupola.</p>
<p>Verso la fine del VII secolo comincia a diffondersi il tipo di tombe a camera più note, quelle formate da un atrio largo e stretto che si affaccia su tre camere con i letti funebri, sempre ricoperte da tumulo monumentale, riproducenti il nuovo tipo di abitazione etrusca, anche se con differenti proporzioni tra l&#8217;atrio e le camere.</p>
<p>Nell&#8217;età arcaica, VI sec.a.C., forse a causa della mancanza di spazio nelle necropoli ed alla crescente richiesta di tombe più ricche, cominciano a comparire le famose tombe a dado, generalmente costruite e non scavate, ricorrenti su lunghi filari e &#8220;infilate&#8221; a riempire gli spazi liberi tra i grandi tumuli dei secoli precedenti. Generalmente le tombe venivano realizzate a coppie, e tra le varie coppie venivano legate da delle scalinate che permettevano di accedere al piano superiore. L&#8217;interno era uguale per tutte le tombe, con atrio longitudinale e due vani che vi si affacciavano. L&#8217;origine di questa tipologia tombale sembra riferirsi al mondo greco, per il loro carattere democratico e paritario, col quale erano in maggiore contatto nautico rispetto agli altri periodi storici.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-62" title="Cerveteri - Tombe a Dado" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/01filare_dadi.jpg" alt="" width="400" height="270" /></p>
<p>Il V sec.a.C. è il periodo dei grossi scontri con le altre popolazioni (cartaginesi e siracusani) che limitarono il commercio navale della città, secondo alcuni riducendola ad atti di pirateria. È il momento di crisi per la città, le tombe non vengono più costruite, utilizzando quelle già esistenti e spesso spostando i deposti più antichi.</p>
<p>Dal IV sec.a.C. Caere comincia ad orbitare nella politica romana, favorendola fin dall&#8217;inizio, ed è in questo periodo che nasce un nuovo tipo tombale (circa 20 esempi, ricchissimi), a camera unica, sorretta da pilastri, con una banchina lungo tutte le pareti per le deposizioni e spesso una scalinata centrale che portava ad una seconda sala ipogea. All&#8217;esterno erano caratterizzate da iscrizioni col nome e cippi maschili a colonnina e femminili a casetta.</p>
<p><strong>Cose da vedere:</strong></p>
<p><em>Il Santuario di Pyrgi:</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-63" title="Santuario di Pyrgi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/02pyrgi.jpg" alt="" width="400" height="228" /></p>
<p>Il famoso porto includeva il Santuario di Uni, costiero e risalente al VI sec.a.C. Il santuario era costituito da due templi principali, uno greco e uno tuscanico più recente, racchiusi da un recinto sacro che lungo un lato presentavano tante piccole cellette (forse per la prostituzione sacra).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-65" title="Santuario di Pyrgi - Pianta" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/03pianta_pyrgi.jpg" alt="" width="400" height="303" /></p>
<p><strong>La necropoli della Banditaccia:</strong></p>
<p>Per info: tel. 06-9940001. Aperto tutti i giorni, dalle 8.30 al tramonto. Chiuso il lunedì, il 1 gennaio, ed il 25 dicembre.<br />
La biglietteria chiude un&#8217;ora prima del tramonto. Per visite guidate chiamare al: 06-39967150 per gruppi di adulti; tel 06-39967200 per gruppi scolastici.<br />
Fino a 18 anni ed oltre i 65 la visita è gratis; dai 18 ai 25 anni costa 2,00 Euro; dai 25 ai 65 anni il biglietto costa 4,00 Euro.</p>
<p>La necropoli è sorta su un grande pianoro tufaceo, una roccia molto leggera e morbida. La necropoli è tagliata da una strada principale ma nel complesso riempie tutto il pianoro.</p>
<p>L&#8217;epoca dei grandi tumuli con camera scavata e tumulo parzialmente costruito e ricoperto di terra, va dal 690 al 650 a.C. (orientalizzante antico e medio). Dal 650 in poi (orientalizzante recente) i tumuli sono di dimensione inferiore perchè più diffusi, spesso anche multifamigliari (per dividere probabilmente i costi di produzione di un monumento così grande). La pianta è spesso cruciforme, per aumentarne la capienza.</p>
<p>Verso la metà del VI sec.a.C. cominciano a nascere le tombe a dado ad occupare gli spazi di risulta dei tumuli oppure concentrati in lunghi filari.<br />
Dopo il VI secolo la necropoli non vide più la costruzioni di grandi tombe monumentali, ma continuarono ad essere utilizzate quelle già esistenti. Nel IV secolo la necropoli appunto è gia colma e si comincia a costruire tombe nella ex cava di tufo, le famose tombe comunali, rupestri (scavate a livello del piano di calpestio, ma non ipogee).<br />
Caratteristica delle tombe utilizzate nel IV secolo sono i cippi, con o senza iscrizione funebre e posti all&#8217;esterno delle tombe.</p>
<p><img class="size-full wp-image-66 aligncenter" title="Cerveteri Cippi Funerari" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/04cippithumbnail.jpg" alt="" width="97" height="100" /></p>
<p><strong>Fuori dal recinto:</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-67" title="tumulo_4falde" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/05tumulo_4faldethumbnail.jpg" alt="" width="94" height="100" />- <strong>Tomba dei Leoni Dipinti:</strong> Metà VII a.C., chiamata così perchè vi erano dei leoni dipinti sulle pareti di tufo ricoperte da un piccolo strato di argilla, ora scomparse. Si tratta di una tomba circolare con ingresso a dromos, tipico dell&#8217;orientalizzante antico, che porta a tre sale, una centrale e due laterali. Quella a destra presenta il soffitto con il tetto a quattro falde schematizzato, con il famoso disco all&#8217;estremità del trave centrale. La camera centrale è molto più grande e la riproduzione del tetto a quattro falde è meglio realizzata dell&#8217;altra camera. La camera a sinistra, più piccola, è collegata all&#8217;esterno da un piccolo dromos secondario.<br />
All&#8217;interno dello stesso tumulo, sul retro, venne ricavata una seconda tomba, di VI secolo. :<br />
- <strong>Tomba degli Scudi e delle Sedie</strong>, così chiamata perchè nel tufo vennero scavate delle forme circolari sulle pareti, che ricordano degli scudi appesi, e dei troni. È una tomba di tipo più recente, con atrio allungato su cui si affacciano tre stanze contenenti ai lati i letti scavati per le deposizioni. Il soffitto è reso piatto, non a falde. È qui presente il trono perchè il passaggio nell&#8217;usanza etrusca tra il banchetto in posizione seduta a quello in posizione sdraiata avviene tra il 650 ed il 630 a.C., in seguito alla realizzazione della tomba.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-68" title="Cerveteri - tumulo delle sedie e degli scudi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/06tumulo_sedie-scudi.jpg" alt="" width="400" height="301" /></p>
<p>-<strong> Tomba degli Animali Dipinti</strong>: Orientalizzante medio, composta da un dromos che porta da un atrio circolare con soffitto lavoratissimo a canne intrecciate e banchina per le deposizioni ai lati. Si tratta di una tomba anomala in quanto l&#8217;elemento tondo nell&#8217;architettura etrusca quasi non esiste. L&#8217;atrio conduce a una stanza rettangolare suddivisa in tre parti.<br />
Nel recinto:</p>
<p>- <strong>Tumulo 2</strong>: presenta quattro diverse sepolture con quattro entrate differenti. Una è la famosa <strong>Tomba della Capanna</strong>, la più antica, rappresenta l&#8217;interno di un vano con tetto a due falde, molto displuviato: un tetto di paglia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-69" title="Cerveteri - Tomba della Capanna" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/07tumulo_capanna.jpg" alt="" width="400" height="327" /></p>
<p>È il secondo tumulo più antico di Cerveteri, datato al 680-670 a.C.<br />
Il secondo è una Tomba a doppio vano. Il terzo è la<strong> Tomba dei Doli</strong>, del 650-630 a.C., caratterizzata da due vani assiali, soffitto a doppio spiovente. La quarta e più recente è la <strong>Tomba dei Vasi Greci</strong>, del tipo orientalizzante recente, ma è posteriore al VI sec.a.C., con tre vani affacciati sull&#8217;atrio. Il nome deriva dall&#8217;enorme quantità di vasi greci che vennero rinvenuti in essa.<br />
-<strong> Tomba dei Capitelli</strong>: tipica tomba a tre vani su atrio, con colonne caratterizzate da capitelli eolici totalmente scavati nel tufo, il soffitto decorato ad incannucciato.<br />
- <strong>Tumulo Policromo</strong>: crepidine (il tamburo del tumulo, la parte cilindrica) caratterizzata da file di materiali di colore differente. Tardo orientalizzante.<br />
- <strong>Tumulo Mengarelli</strong>: è incompiuta, non ha modanature ed ha una sola tomba. Fa coppia col tumulo del Colonnello.<br />
- <strong>Tumulo del Colonnello</strong>: contiene la tomba a così chiamato perchè le modanature sembrano i gradi dei colonnelli dell&#8217;esercito. Contiene quattro tombe, di cui una dell&#8217;inventore, o portatore, del tumulo a Cerveteri.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-70 alignnone" title="Cerveteri - Tumulo del Colonnello" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/08tumulo_colonnello.jpg" alt="" width="400" height="254" /></p>
<p>- <strong>Tomba Regolini-Galassi</strong>: a planimetria animala, con lungo corridoio centrale e due vani prospicienti aui due lati del corridoio. Datata 670-660. Una delle sale non fu profanata e il corredo delle deposizioni (maschile e femminile) riporta anche segni di scrittura.<br />
Via degli Inferi:<br />
- <strong>Tomba delle Colonne Doriche</strong>: Unicum nel panorama etrusco è una tomba sorretta da colonne doriche perfettamente riprodotte, senza base.<br />
- <strong>Tomba dei Rilievi</strong>: appartiene al IV sec.a.C. ed è l&#8217;unica tomba monumentale di questo secolo ad aver trovato spazio nella necropoli della Banditaccia. È della tipologia con grande aula puntellata da pilastri e banchine sui lati. La particolarità è che le pareti sono totalmente rivestite da stucco, decorato e dipinto a rappresentare l&#8217;interno di un&#8217;abitazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-71" title="Cerveteri - Tomba dei Rilievi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/09tomba_rilievi.jpg" alt="" width="400" height="302" /></p>
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		<title>Rocca Calascio (AQ)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 09:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Lady Hawke]]></category>
		<category><![CDATA[Rocca Calascio]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta del castello più alto d&#8217;Abruzzo (oltre i 1400 metri), situato sul colle che sovrasta una piana dal paesaggio mozzafiato. La rocca, ora in rovina, è tanto affascinante da essere stata set di importanti pellicole tra le quali Lady Hawke (era la dimora del frate Imperius) ed una pubblicità con Leonardo di Caprio.
Calascio, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta del castello più alto d&#8217;Abruzzo (oltre i 1400 metri), situato sul colle che sovrasta una piana dal paesaggio mozzafiato. La rocca, ora in rovina, è tanto affascinante da essere stata set di importanti pellicole tra le quali Lady Hawke (era la dimora del frate Imperius) ed una pubblicità con Leonardo di Caprio.</p>
<p>Calascio, il capoluogo sottostante, sta ricominciando a vivere grazie al turismo mentre il castello deve la sua ristrutturazione e sistemazione scenografica alla produzione del film Lady Hawke (per gli appassionati del film non sarà difficile riconoscere i luoghi dove sono state girate le scene, tra tutti il ponte a trabocchetto e la gradinata intorno al fuoco) per la quale le torri sono state rivestite da una costruzione in cartapesta.</p>
<p>Il sito è aperto al pubblico gratuitamente ma attenzione: è raggiungibile solamente a piedi.<br />
La torre centrale non è visitabile ma è possibile passeggiare lungo il borgo antico ed al primo piano del castello.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-52 aligncenter" title="Rocca Calascio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio1.jpg" alt="" width="400" height="251" /></p>
<p><strong>Come arrivare:</strong></p>
<p>Da Roma si prende l&#8217;autostrada A24 fino all&#8217;uscita dell&#8217;Aquila Est, si continua sulla Statale 17 in direzione Pescara fino al bivio per Barisciano quindi si prosegue in direzione di Castel del Monte fino a Calascio e da qui a sinistra per la Rocca. Da Pescara si segue l&#8217;autostrada A25, direzione Roma, fino all&#8217;uscita Bussi-Popoli. Si continua sulla Statale 17, in direzione dell&#8217;Aquila, fino al bivio per Ofena-Castel del Monte e si prosegue in direzione di Ofena per poi voltare a sinistra per Calascio. Arrivati a Calascio si prosegue fino al bivio che porta alla Rocca.<br />
La rocca è raggiungibile solo a piedi con una piccola passeggiata, dopo aver lasciato la macchina nell&#8217;apposito parcheggio.</p>
<p><strong>Piccola storia della rocca:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-54 aligncenter" title="Rocca Calascio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio3.jpg" alt="" width="400" height="250" /></p>
<p>Costruita intorno al Mille nella sua struttura centrale, fu dotata in seguito delle quattro torri cilindriche angolari. Appartenne nel XVI secolo alla famiglia dei Medici. Venne distrutta insieme al suo borgo dal terremoto del 1703.</p>
<p>La rocca sovrastava il piccolo borgo di Rocca Calascio, situato sul versante meridionale del monte, il quale è stata completamente abbandonata al momento della distruzione del castello e della nascita del borgo Calascio qualche metro più a valle. Il borgo era circondato da una cinta di mura, le quali avevano due aperture.</p>
<p>L&#8217;abbandono della rocca comincia nel XVIII secolo a conseguenza della difficoltà della vita in un luogo così impervio e dei continui terremoti che sconquassano la semplice pietra con cui sono costruite le case del borgo.</p>
<p>L&#8217;edificio centrale della rocca, è nata come torre di avvistamento in epoca altomedievale (alcuni ipotizzano addirittura di epoca romana..aspettiamo scavi), è costituito da un corpo quadrato a torre, con l&#8217;entrata sopraelevata a circa 5 metri da terra (oggi non è possibile entrarvi). Questo edificio venne poi cinto da mura quadrate con agli angoli quattro torrioni circolari. La rocca era collegata al borgo tramite una scala lignea, un tempo retrattile ed oggi fissa.</p>
<p><strong>Immagini dal film Lady Hawke:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-55 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady2.jpg" alt="" width="400" height="218" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-56 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady3.jpg" alt="" width="400" height="219" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-57 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady4.jpg" alt="" width="400" height="274" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-58 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady5.jpg" alt="" width="400" height="262" /></p>
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		<title>Chiesa di San Pietro ad Oratorium (Aq)</title>
		<link>http://ingiro.perdomani.net/abruzzo/chiesa-di-san-pietro-ad-oratorium-aq/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 11:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro ad Oratorium]]></category>

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		<description><![CDATA[La chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nella parte della valle del fiume Tirino appartenente al territorio di Capestrano, in provincia dell’Aquila. L&#8217;edificio è di epoca medievale, molto ben conservato e di recente restaurato.


Informazioni utili:
La chiesa viene aperta da un custode il venerdì pomeriggio. Per prenotazioni telefonare al numero 0862-95227: info point di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nella parte della valle del fiume Tirino appartenente al territorio di Capestrano, in provincia dell’Aquila. L&#8217;edificio è di epoca medievale, molto ben conservato e di recente restaurato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-46" title="San Pietro ad Oratorium" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/oratorium01.jpg" alt="" width="386" height="250" /></p>
<p><strong><br />
Informazioni utili:</strong></p>
<p>La chiesa viene aperta da un custode il venerdì pomeriggio. Per prenotazioni telefonare al numero 0862-95227: info point di Capestrano. Conviene telefonare con anticipo, per evitare di trovare il custode impossibilitato a venire&#8230;vale la pena sia vedere l&#8217;interno della chiesa per i suoi affreschi sia il quadrato magico che si trova sul retro rispetto all&#8217;entrata nel recinto.</p>
<p><strong>Cenni storici:</strong></p>
<p>La chiesa di San Pietro ad Oratorium venne fondata sulla riva sinistra del fiume Tirino, che al tempo della fondazione passava a 200m dalla chiesa. Fu costruita, secondo la tradizione, grazie al dono fatto dall’ultimo re longobardo Desiderio nel 756 d.c. all’abate Attalo di un appezzamento di terra per la costruzione di un monastero. Fu una chiesa molto celebre, vantò la protezione di papi ed imperatori, come Carlo Magno e Pipino, ma soprattutto della dinastia dei Medici di Firenze.<br />
Verso la fine dell’XI secolo venne ristrutturata e nel 1117 riconsacrata da Papa Pasquale II, che a ricordo di questi lavori fece posizionare un’iscrizione sul portale:</p>
<p><em>A Rege Desiderio fundata millenocenteno renovata</em></p>
<p>Egli vi portò le reliquie di San Pietro Apostolo e le concesse vari privilegi, assoggettandola alla Santa Sede.<br />
Il convento fu definitivamente abbandonato nel 1751 e a tutt’oggi non è rimasta traccia del monastero.<br />
Restauri alla chiesa sono stati portati avanti nella metà del 1900.</p>
<p><strong><br />
Il quadrato magico:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/quadrato02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-47" title="Il Quadrato Magico" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/quadrato02.jpg" alt="" width="249" height="177" /></a></p>
<p>Inserito rovesciato nella muratura a sinistra del portale, si trova il celebre quadrato magico scolpito in una pietra: si tratta di un&#8217;enigmatica scritta composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna:<br />
ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR<br />
che significano &#8220;ovunque &#8211; opera &#8211; tiene &#8211; aratro &#8211; seminatore&#8221;<br />
Le parole si possono leggere da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall&#8217;alto verso il basso e dal basso verso l&#8217;alto.</p>
<p>S A T O R<br />
A R E P O<br />
T E N E T<br />
O P E R A<br />
R O T A S</p>
<p>Tra le varie interpretazioni esistenti, la più accreditata ritiene si tratti di un crittogramma che anagrammato forma le parole &#8220;Pater Noster&#8221; più le lettere A e O: alfa e omega, mentre alcuni ritengono che queste combinazioni acrostiche, secondo le superstizioni medievali, siano elementi utili per preservare l’edificio da terremoti, fulmini, tempeste e meteore.</p>
<p><strong>L&#8217;interno della Chiesa:</strong></p>
<p>In fondo alla chiesa si può vedere, dietro il ciborio del XII secolo, l’abside centrale riccamente decorato con un affresco rappresentante Cristo benedicente su un trono, i simboli dei quattro Evangelisti ed i 24 Signori dell’Apocalisse; delle decorazioni degli absidi laterali è rimasto solo un gruppo di Santi ciascuno. Questi affreschi vengono fatti risalire alla prima metà del XII secolo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-48" title="San Pietro ad Oratorium - Il Ciborio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/ciborio03.jpg" alt="" width="200" height="272" /></p>
<p>Sull’altare sopraelevato da tre gradini, si trova un’ara pagana con ancora i segni della combustione dei sacrifici, che alcuni ritengono sia la prova dell’esistenza nella zona limitrofa di un edificio di epoca romana precedente all’impianto del monastero longobardo.</p>
<p><strong>La facciata:</strong></p>
<p>La facciata della chiesa si presenta estremamente semplice: si apre un bel portale benedettino ai cui lati si trovano due bassorilievi rappresentanti Re Davide e S. Vincenzo diacono. Il bassorilievo di Davide è in particolare interessante perchè è rappresentato rivolto verso l&#8217;alto e nel gesto di indicare con un dito un&#8217;iscrizione che dice:<br />
<em>sculptor imago apparuit ito insomnis hec</em><br />
da alcuni interpretata come: &#8220;lo scultore decise questa sistemazione in seguito ai suoi sogni, durante i quali ne ebbe l&#8217;ispirazione&#8221;.</p>
<p><strong><br />
Analisi dell&#8217;architettura:</strong></p>
<p><em>1) L’esterno della chiesa:</em></p>
<p>San Pietro ad Oratorium è una chiesa a tre navate absidate sul fondo, di cui quella centrale più larga delle laterali.<br />
Il materiale con cui è costruita la parte originale della chiesa, riscontrabile ancora nella parte inferiore della facciata e nel rivestimento delle absidi posteriori, è una pietra tagliata a conci quadrangolari e disposta su filari orizzontali a secco.<br />
Le facciate laterali sono costituite da pietre di forma irregolare di dimensione minore rispetto a quelle della facciata, disposte anch’esse su filari orizzontali ma legate con malta di calce.<br />
Come materiale da costruzione, oltre ai blocchi di pietra quadrangolari o naturalmente irregolari, si nota un utilizzo di materiali di risulta, provenienti da costruzioni di epoca romana e dall’originario edificio longobardo; si tratta in particolare di elementi in pietra o marmo, decorati od iscritti.</p>
<p>- La facciata:</p>
<p>La muratura è realizzata in opera quadrata non isodoma e le uniche aperture che possiede sono l’ingresso centrale ed una piccola finestrella rettangolare sulla sommità.<br />
La grandezza delle pietre, sia in larghezza che in altezza, non è medesima in tutti i blocchi della costruzione e si nota la mancanza di una ricerca di uniformità nella realizzazione della facciavista del monumento. I filari sono infatti disposti secondo assise irregolari ed anche i conci variano notevolmente di dimensioni all’interno dello stesso filare. I blocchi vengono indifferentemente posti all’interno della muratura di testa o di taglio, ed anche nella zona delle catene angolari non si nota un’alternanza ricercata tra le due posizioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/orator_portale04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-49" title="San Pietro ad Oratorium - Il Portale" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/orator_portale04.jpg" alt="" width="295" height="365" /></a></p>
<p>Il portale principale della chiesa è formato da una struttura di tipo trilitico, con architrave poggiante su due capitelli posti al di sopra dei piedritti. L’ingresso è sormontato da due archi a tutto sesto. Questi sono indipendenti tra loro e dalla muratura e non sono poggianti direttamente sull’architrave, ma su un filare della muratura prolungato fino alla linea interna degli stipiti. La funzione degli archi è di scarico del peso della struttura nei confronti dell’architrave. La buona funzionalità della struttura è ben visibile nelle fratture che l’arco col tempo ha riportato e che si trovano esattamente alle reni dell’ordine interno.</p>
<p>I cunei costituenti i due archi sono di dimensione e di numero irregolare, quello interno ne ha 7 mentre quello esterno 10 e le chiavi non corrispondono con il centro fisico dell’arco. Entrambi gli ordini presentano decorazioni con motivi simmetrici a palmette che fanno risalire il materiale da costruzione al precedente edificio longobardo.</p>
<p>Tutta la facciata, come già detto, conserva elementi di edifici precedenti usati come materiale da costruzione, tra questi spiccano blocchi marmorei con decorazioni ad intreccio, varie lastre iscritte ed il famoso quadrato magico, impostato al contrario sulla sinistra del portale.<br />
Ai lati dell’ingresso trovano posto in maniera simmetrica due bassorilievi con figure di santi su pietre quadrangolari, risalenti alla risistemazione del 1100.<br />
Nella parte superiore della facciata è possibile notare come la più leggera muratura in piccoli blocchetti lapidei abbia lasciato posto, nella zona delle catene angolari, ad una più resistente catena di blocchi con dimensioni maggiori, questo per garantire un’adeguata resistenza al carico della copertura sovrastante in una zona critica come quella dello spigolo.</p>
<p>- La facciata laterale destra:</p>
<p>Il lato destro dell’edificio è costituito prevalentemente da piccoli blocchetti lapidei di dimensione irregolare ma più o meno omogenea , disposti su filari orizzontali.<br />
Anche su questo lato della chiesa si apre un portale. La struttura di quest’ultimo non varia di molto dal portale principale, è infatti costituito da un sistema con architrave poggiante su pilastri sormontato da un doppio ordine di archi di scarico a tutto sesto.<br />
In questo caso, a differenza del portale centrale, l’arco di scarico interno poggia direttamente sulla muratura ed in linea con gli stipiti della porta, mentre quello esterno insiste su due mensole sporgenti. Le mensole sono impostate su due finte colonne adiacenti al lati del portale e probabilmente reggevano una decorazione ora non più presente.<br />
All’interno della muratura della facciata laterale, sono ben visibili dei fori a distanze e altezze regolari, essi sono interpretabili come fori per il sostegno dei ponteggi necessari ai lavori di ricostruzione.</p>
<p>- Le absidi posteriori:</p>
<p>Le tre navate di cui è composta la chiesa sono caratterizzate dalla presenza di tre absidi di forma semicilindrica sul fondo. Il materiale di cui queste sono costituite è, come per la facciata, blocchi di pietra quadrangolari e di medie dimensioni disposte su filari orizzontali ma con assise non regolari. Da notare è il fatto che per l’adattamento ad una superficie curva i conci costituenti la muratura sono stati tutti arrotondati.<br />
La cortina originaria si è conservata solo nell’abside centrale e parzialmente nella laterale destra, mentre il restante sinistro è frutto per 2/3 della sua altezza di un restauro moderno.<br />
Ognuna delle tre absidi presenta una finestrella nel centro e queste sono uno dei pochi punti luce dell’intera chiesa.</p>
<p><em>2) L’interno della chiesa:</em></p>
<p>La pavimentazione è in lastre di pietra in tutte e tre le navate e presenta solo tre gradini in corrispondenza dell’altare sul fondo.<br />
Le navate sono divise da due file di sette archi a tutto sesto poggianti su pilastri a base quadrata.<br />
I pilastri sono realizzati negli stessi conci di pietra delle facciate esterne e presentano alla sommità piccoli capitelli decorati con elementi vegetali o piccole figurine zoomorfe. La loro posizione in corrispondenza dell’imposta dell’arco li potrebbe far vedere anche come resti di cagnoli per il sostegno delle centine in fase di costruzione.<br />
Gli archi sono invece costituiti da cunei lapidei più piccoli ed irregolari tra loro. Ad un esame più approfondito si nota come solo le due cortine siano realizzate con questi blocchetti, mentre il riempimento è tutto in calcestruzzo.<br />
La muratura che gli archi vanno a sostenere è composta da blocchetti lapidei, con facciavista lavorata, legati con malta.</p>
<p><em>3) La copertura:</em></p>
<p>Il sistema di copertura della navata centrale è basato su uno schema con tetto a falde a doppio spiovente. Questa copertura è sorretta, come è visibile dall’interno, da una serie di capriate lignee triangolari ricorrenti lungo tutta la lunghezza della navata. Le capriate sono composte, oltre che da puntoni e catena di base, anche da un ometto. Quest’ultimo non è stato unito direttamente ad incastro con la catena, ma è stato legato ad essa tramite una staffa metallica. Come aiuto valido contro la flessione della catena sono stati aggiunti all’ometto due saettoni obliqui. Le capriate della navata centrale oltre ad essere incastrate nel muro, sono anche poggianti su mensole lignee in maniera diretta, senza l’ausilio di travi correnti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-50" title="omino" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/omino05.jpg" alt="" width="390" height="248" /></p>
<p>Per quanto riguarda le navate laterali, esse hanno uno schema di tetto ad unica falda, il cui scopo era oltre che di copertura della parte di edificio sottostante, anche di displuvio delle acque piovane provenienti delle falde del tetto della navata centrale. Ora questa sua funzione originaria è notevolmente diminuita dall’impianto, in fase di restauro moderno dell’edificio, di una serie di gronde per tutta la lunghezza della copertura.</p>
<p>Dall’interno della chiesa si può notare come anche le navate laterali siano dotate di un sistema di sostegno a capriata, non completa in quanto la copertura è ad un&#8217;unica falda. Queste non insistono, a differenza di quanto accade nella navata centrale, su mensole, ma sono direttamente incastrate nella muratura. Esse sono composte da mezza catena ed un puntone, che come ausilio ha un saettone, parte incastrato a muro e parte direttamente nella catena. Non c’è la presenza dell’omino in quanto la sua funzione viene ben svolta dalla muratura stessa.</p>
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		<title>Villa Adriana &#8211; Tivoli (RM)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 14:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tivoli]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Adriana]]></category>

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		<description><![CDATA[Come arrivare:
Usciti a Tivoli dall&#8217;autostrada &#8220;A24 ROMA-TERAMO&#8221; girare a destra e proseguire sulla strada principale per qualche km. All&#8217;altezza di un edificio romano (torre? mausoleo?) sul lato sinistro della strada, girare a destra, proseguire dritti fino ad un incrocio a T e di nuovo a destra. Qualche centinaio di metri e sulla sinistra si troverà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come arrivare:</strong><br />
Usciti a Tivoli dall&#8217;autostrada &#8220;A24 ROMA-TERAMO&#8221; girare a destra e proseguire sulla strada principale per qualche km. All&#8217;altezza di un edificio romano (torre? mausoleo?) sul lato sinistro della strada, girare a destra, proseguire dritti fino ad un incrocio a T e di nuovo a destra. Qualche centinaio di metri e sulla sinistra si troverà il parcheggio a pagamento (3 €) ma non custodito di Villa Adriana.</p>
<p><strong>Informazioni utili:</strong><br />
La villa apre alle 9.00 e chiude un ora e mezza prima del tramonto. I giorni di chiusura sono il 1 gennaio, il 1 maggio ed il 25 dicembre. Informazioni e prenotazioni al numero 0774-382733.<br />
L&#8217;ingresso del parcheggio è di fianco alla biglietteria, molto meglio se una persona del gruppo scende al volo per andare a fare la coda che potrebbe essere anche molto molto lunga! Il prezzo d&#8217;entrata intero è 9 €, ma ci sono riduzioni a 4,5 € per i giovani tra i 18-25 anni mentre è gratuito per i minori di 18 anni ed i maggiori di 65.<br />
Parte degli edifici della villa sono compresi nel giro delle guide turistiche che sono a disposizione per il modico prezzo di 3,50 €, caldamente consigliate per i non esperti di architettura romana.<br />
Prima di cominciare il giro della villa, è molto meglio se passate in libreria a comprare la guida o almeno la mappa piccola: il sito è così grande che non ci si orienta facilmente!<br />
Per la visita, essendo la villa molto estesa e densa di monumenti, è necessaria una giornata intera. Premunirsi quindi di scarpe comode e di batterie e rullini di riserva per le macchine fotografiche!!</p>
<p><strong>Breve storia della villa:</strong><br />
La villa fu costruita nel II sec.d.C. (intorno al 125 d.C.) dall&#8217;imperatore Adriano (117-138 d.C.) come sua residenza personale fuori Roma. Il complesso si estende per 3 km in perimetro e copre un area di 120 ettari, non totalmente portati alla luce, e comprendeva zone con edifici monumentali ad altre tranquille con giardini e fontane.</p>
<p>La villa è un vero e proprio campionario di architetture, pavimenti, marmi della qualità più lussuosa..da non perdere per gli addetti ai lavori!!</p>
<p><strong>Monumenti visitabili:</strong><br />
Passeggiando per la villa si visiteranno decine di resti di edifici, alcuni ben conservati in altezza, altri solo per pochi metri.</p>
<p>Di sicura interpretazione sono ovviamente le terme, per la loro particolarità dei sistemi di riscaldamento e per le vasche. Alcuni edifici vengono denominati con terminologie tradizionali (biblioteca, triclinio) che a volte nulla hanno a che fare con la vera funzione dei vani. Bisogna ricordarsi che spesso da parte degli studiosi c&#8217;era (a volte c&#8217;è ancora) la tendenza a dare importanza a qualsiasi scoperta, dimenticandosi che &#8220;anche i romani avevano i pollai!&#8221; &#8211; citando testualmente la mia professoressa di Topografia Romana -.</p>
<p>La villa così come la vediamo è ciò che è rimasto da secoli di depredamento per riuso di materiali e per saccheggio. La quasi totalità delle decorazioni architettoniche (colonne, capitelli, fregi, marmi di rivestimento) sono a tutt&#8217;oggi scomparse, lasciando spesso solo un impronta nel terreno o sulle murature. Molti studi sono attualmente portati avanti su queste impronte di rivestimenti marmorei, studi che si basano sui motivi rimasti impressi nella malta pavimentale e sui &#8220;fori da grappa&#8221; nelle murature (Le grappe sono i chiodi a forma di T che reggevano le grosse lastre marmoree). Quando vi troverete nella villa divertitevi a ricostruire la decorazione degli edifici, guardate bene i disegni a terra e l&#8217;enorme quantità di buchi che troverete sui muri..è come il gioco &#8220;unisci i puntini&#8221;.</p>
<p>L&#8217;elenco degli edifici che riportiamo di seguito non è basato sul giro delle guide turistiche interne che prevede solo determinati edifici, ma è studiato per fare il minore tragitto possibile.</p>
<p><strong>1. PECILE</strong></p>
<div id="attachment_40" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-40" title="Pecile - Villa Adriana -Tivoli" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/pecile_1.jpg" alt="Pecile - Villa Adriana -Tivoli" width="400" height="314" /><p class="wp-caption-text">Pecile - Villa Adriana -Tivoli</p></div>
<p>E&#8217; questo il primo edificio che si incontra entrando a Villa Adriana. Si tratta di un quadriportico con una piscina centrale. Uno dei quattro lati (nord) e tutt&#8217;ora conservato per ben 9 metri di altezza. Qualche metro oltre il muro sono ancora visibili le basi delle colonne del portico, che doveva essere doppio.</p>
<p><strong>2. TEATRO MARITTIMO</strong></p>
<div id="attachment_41" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-41" title="teatro marittimo - Villa Adriana - Tivoli" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/teatro.jpg" alt="teatro marittimo - Villa Adriana - Tivoli" width="400" height="274" /><p class="wp-caption-text">teatro marittimo - Villa Adriana - Tivoli</p></div>
<p>Situato a sinistra del Pecile, il teatro marittimo è un edificio di forma circolare con ingresso a pronao rivolto alla zona verde che si collegava alla Terrazza inferiore. Il teatro marittimo era costituito da un atrio rettangolare che immetteva nel portico circolare, coperto da una volta a botte (non illudetevi, quella che vedete a destra dell&#8217;entrata è frutto di un restauro!).<br />
Il portico dava sul canale, anch&#8217;esso circolare che isolava la zona centrale, raggiungibile tramite ponti girevoli. All&#8217;interno dell&#8217;isola sono tutt&#8217;ora visibili (ma non visitabili) i resti di un edificio che è stato interpretato come una piccola Domus, una residenza minore della villa, caratterizzata anch&#8217;essa da un porticato interno e da vani affacciati sul canale.<br />
Dalla tranquillità del luogo, dalla presenza di verde e di acqua, gli studiosi hanno interpretato il teatro marittimo e gli edifici a lui contigui, come una sorta di depandance della villa, un luogo residenziale ma tranquillo, nel quale era possibile rilassarsi.</p>
<p>- Edificio oltre l&#8217;atrio del Teatro Marittimo: Tra l&#8217;atrio e la zona delle biblioteche, si trova uno strano edificio caratterizzato da un porticato, di fronte ad esso un ulteriore vano tipo esedra, cioè caratterizzato da due vani simmetrici e con i lati di entrata aperti verso il corridoio centrale. Qui probabilmente è stato trovato il famoso Fauno in marmo rosso.<br />
Ancora oltre verso est, è visibile un altro edificio a forma di croce il quale per ogni lato conteneva un alcova (zona letto), di cui una con vista sul canale. Dal lato occidentale dell&#8217;edificio si trova una piccola terma privata. Da notare le latrine, ricavate un po&#8217; ovunque negli spazi di risulta degli edifici.</p>
<p><strong>3. BIBLIOTECA GRECA</strong></p>
<div id="attachment_42" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-42" title="biblioteca greca cortile - villa adriana - tivoli" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/biblio_greca_cortile.jpg" alt="biblioteca greca cortile - villa adriana - tivoli" width="400" height="307" /><p class="wp-caption-text">biblioteca greca cortile - villa adriana - tivoli</p></div>
<p>Si tratta di un edificio a tre piani collegato alla biblioteca latina tramite un portico. Sono stati rinvenuti elementi dell&#8217;impianto di riscaldamento dell&#8217;edificio al terzo piano, ora non visitabile. Tramite una scala il terzo piano era collegato con il teatro marittimo.<br />
Il lato principale era rivolto a nord, sul terrazzo che cominciava a livello del teatro marittimo quindi non si affacciava sul cosiddetto &#8220;Cortile delle Biblioteche&#8221;. Il rivestimento originario dell&#8217;edificio, ora perduto, era in opus sectile ed in mosaico (questo conservato in parte). La copertura dell&#8217;edificio era a volta, come si può notare da enormi parti di essa crollati al primo piano. L&#8217;edificio era composto da due sale principale contigue con nicchie nelle pareti.</p>
<p><strong>4. BIBLIOTECA LATINA</strong></p>
<p>Si tratta di un edificio a due piani, di cui è visitabile solo quello inferiore. L&#8217;edificio è composto da due sale allineate sullo stesso asse, come per la biblioteca greca, di cui una absidata.</p>
<p>I due edifici sono stati diversamente interpretati, senza giungere peraltro ad una individuazione finale della funzione. È stato proposto l&#8217;idea di ingressi monumentali della villa, di torri legate al teatro marittimo (isola-torre) ma l&#8217;unica cosa certa è che possedendo impianti di riscaldamento, dovevano essere utilizzati in inverno ed a scopo, almeno in parte, residenziale.</p>
<p><strong>5. CORTILE DELLE BIBLIOTECHE</strong></p>
<p>Il nome tradizionale non rispecchia in questo caso l&#8217;esatta funzione del cortile, ora adibito ad uliveto, il quale non era altro che un peristilio (facilmente intuibile dalla forma quadrata del cortile) facente parte della zona residenziale della villa. Era infatti il collegamento tra la zona del Triclinio Imperiale e degli Hospitalia, attraverso le Biblioteche, alla zona del Teatro Marittimo e delle Terme con Heliocamnus.</p>
<p><strong>6. SALA DEI FILOSOFI</strong></p>
<p>È l&#8217;edificio che si trova tra il Pecile ed il Teatro Marittimo. Si tratta di un edificio formato da una grande sala con abside finale in cui sono ricavate sette nicchie. Il nome &#8220;Sala dei Filosofi&#8221; deriva appunto dalla credenza che in queste nicchie si contenessero le statue dei sette saggi. Per alcuni studiosi le nicchie invece sarebbero scaffalature per il contenimento dei Volumina, come in una biblioteca, ma non si capisce come mai in una biblioteca ci siano solo sette scaffali e per di più così poco profondi e alti. Dalle impronte e dai fori da grappa si capisce che la sala era interamente rivestita in marmo, anche porfido, tipologia molto preziosa e riservata solo alle sale più importanti di un edificio. La presenza del marmo, insieme alla vicinanza con due edifici chiave della Villa quali il Pecile ed il Teatro Marittimo, hanno fatto ipotizzare che la sala in realtà fosse una specie di Sala del Consiglio.</p>
<p>PROSSIMAMENTE:</p>
<p><em><strong>7. TRICLINIO IMPERIALE</strong><br />
<strong>8. PADIGLIONE DI TEMPE</strong><br />
<strong>9. HOSPITALIA</strong><br />
<strong>10. CRIPTOPORTICO<br />
11. PALAZZO IMPERIALE<br />
12. EDIFICIO CON PILASTRI DORICI<br />
13. PIAZZA D&#8217;ORO<br />
14. CASERMA DEI VIGILI<br />
15. EDIFICIO CON PESCHIERA<br />
16. PADIGLIONEDEL PRETORIO<br />
17. CANOPO<br />
18. GRANDI TERME<br />
19. VESTIBOLO<br />
20. PICCOLE TERME<br />
21. EDIFICIO CON TRE ESEDRE<br />
22. NINFEO-STADIO<br />
23. TERME CON HELIOCAMINUS<br />
24. NINFEO CON TEMPIO DI VENERE<br />
25. TEATRO GRECO</strong></em></p>
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		<title>Bominaco (AQ)</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 15:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Bominaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il complesso monastico di Bominaco (frazione di Caporciano) ed il castello sorgono sull&#8217;altipiano dei Navelli, famoso per lo squisito zafferano, il castello è visibile dalla statale, i due complessi religiosi sono un po&#8217; più nascosti alla vista.
Il castello con le due chiese faceva parte del complesso monastico anticamente detto di Momenaco.
L&#8217;oratorio di San Pellegrino conserva quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il complesso monastico di<strong> Bominaco</strong> (frazione di Caporciano) ed il castello sorgono sull&#8217;altipiano dei Navelli, famoso per lo squisito zafferano, il castello è visibile dalla statale, i due complessi religiosi sono un po&#8217; più nascosti alla vista.<br />
Il castello con le due chiese faceva parte del complesso monastico anticamente detto di Momenaco.<br />
L&#8217;oratorio di San Pellegrino conserva quasi totalmente intatto il suo patrimonio di pittura bizantina a splendidi colori.</p>
<p><strong>Come arrivare:<br />
</strong>Da Pescara prendere l&#8217;A25 in direzione Roma. Uscire a Popoli, proseguire (direzione L&#8217;Aquila) per Navelli-Caporciano.</p>
<p><strong>L&#8217;oratorio di San Pellegrino:</strong></p>
<p><img ALT="Oratorio di San Pellegrino - Bominaco" SRC="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/01/bominaco004.jpg" /></p>
<p>L&#8217;esterno dell&#8217;oratorio non rende giustizia del patrimonio conservato al suo interno. È visitabile chiamando il numero del custode, in pochi minuti arriverà ad aprirvi le porte e vi fornirà una breve spiegazione degli affreschi.<br />
L&#8217;ingresso è gratuito ma è gradita un offerta. È possibile comprare una guida, in versione mini o maxi ad un prezzo modico (5-15 €).</p>
<p>Si entra dal lato col portico (secentesco) rivolto al castello. L&#8217;interno della chiesa è ad un unica aula, coperta da una volta a sesto acuto divisa in quattro campate. Al centro della stanza sono presenti due plutei di età probabilmente romana, che gli studiosi ipotizzano provenienti da<br />
Peltuinum. L&#8217;oratorio venne restaurato già nel 1263 dall&#8217;abate Teodino.</p>
<p>Gli affreschi sono concepiti con uno spirito liturgico, sono quindi dedicati ai monaci benedettini che vivevano nel monastero per aiutarli durante la celebrazione dell&#8217;eucarestia tramite le immagini del sacrificio di Cristo. Sono rappresentate infatti scene dal Vangelo, come l&#8217;Annunciazione, la presentazione al Tempio, l&#8217;ingresso a Gerusalemme e la passione di Cristo fino alla sua sepoltura, ma non la crocifissione nè la resurrezione. Il pittore che dipinse il ciclo della nascita fino alla presentazione al tempio è detto il Maestro dell&#8217;Infanzia mentre quello che dipinse la parte restante dell&#8217;oratorio è detto il Maestro della Passione. La differenza più facilmente avvertibile tra le due mani è che mentre il primo utilizza spesso elementi paesaggistici nei dipinti, il secondo usa sfondi monocromatici e piatti e contorna fortemente le figure.</p>
<p>Il ciclo più famoso dell&#8217;Oratorio è il Calendario bominacense, che ricalca le festività di Montecassino. Nel Calendario ogni mese è raffigurato da due quadretti, il primo con il dipinto del mese, spesso suggerente il lavoro dei campi appropriato, il secondo con l&#8217;elenco delle festività ed il segno zodiacale.</p>
<p><strong>Santa Maria Assunta: </strong></p>
<p><img ALT="Santa Maria Assunta - Bominaco" SRC="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/01/bominaco002.jpg" /></p>
<p>La chiesa nasce nel X secolo, ma la sua sistemazione architettonica risale al XII-XIII secolo. Lo stile è romanico, come si vede dalle linee ordinate e scabre della chiesa a pianta rettangolare a tre navate (con colonnato formato da pilastri molto imponenti) cui corrisponde per ognuna un&#8217;abside.<br />
L&#8217;interno non è totalmente originale, subì infatti un rimaneggiamento nel 1700, ma restauri del secolo scorso portarono la chiesa alla sua forma iniziale. Da notare è la varietà dei capitelli che vanno da quello incompiuto a quello molto più elaborato.</p>
<p><strong>Il castello:</strong></p>
<p><strong></p>
<p ALIGN="center"><img ALT="Il castello - Bominaco" SRC="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/01/bominaco008.jpg" /></p>
<p></strong></p>
<p>Fu in epoca antica sede di varie lotte per il suo possesso, è raggiungibile tramite una lunga e ben conservata scalinata di pietra che parte dal piazzale antistante l&#8217;oratorium. Ancora riconoscibili vani ed usci, ha consevato i muri per un&#8217;altezza di qualche metro. Abbandonato nel XV secolo, non ebbe la stessa sorte conservativa delle due chiese, ancora utilizzate soprattutto per cerimonie nuziali.</p>
<p ALIGN="center"><img ALT="Il castello - Bominaco" SRC="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/01/bominaco009.jpg" /></p>
<p>Le rovine interne alle mura sono visitabili, è possibile salire lungo la scalinata del torrione certrale (risalente al XV secolo) per meglio godere il paesaggio mozzafiato.</p>
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		<title>Alba Fucens (AQ)</title>
		<link>http://ingiro.perdomani.net/abruzzo/alba-fucens-aq/</link>
		<comments>http://ingiro.perdomani.net/abruzzo/alba-fucens-aq/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 20:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[alba fucens]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sito romano si trova nella moderna Alba, vicino ad Avezzano, nella piana del Fucino. Comodamente raggiungibile via autostrada A25, uscita di Avezzano o Magliano dei Marsi. Si trova a 100 km sia da Roma che da Pescara.
Informazioni utili:
La visita al sito è completamente gratuita ed è aperta ogni giorno fino al tramonto.
E&#8217; consigliabile comprare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sito romano si trova nella moderna Alba, vicino ad <strong>Avezzano</strong>, nella piana del Fucino. Comodamente raggiungibile via autostrada A25, uscita di Avezzano o Magliano dei Marsi. Si trova a 100 km sia da Roma che da Pescara.</p>
<p><strong>Informazioni utili:</strong></p>
<p>La visita al sito è completamente gratuita ed è aperta ogni giorno fino al tramonto.</p>
<p>E&#8217; consigliabile comprare prima all&#8217;info point la guida o una piccola mappa, lungo la visita non troverete cartelli illustrativi e gli edifici sono spesso poco conservati in altezza, per cui potrebbe essere difficile capire dove ci si trova!</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/panorama_albafucens.jpg" alt="Panorama degli scavi di Alba Fucens" /></p>
<p>C&#8217;è la possibilità di partecipare ad una visita guidata, per informazioni: tel. 0863449642 cell. 3388789548.Gradita una prenotazione con almeno dieci giorni di anticipo.</p>
<h3>Storia di Alba Fucens</h3>
<p>Alba Fucens è una tra le colonie latine più antiche: venne fondata dai romani nel 303 a.C. nel territorio degli Equi come avamposto militare, in seguito venne edificata la via Valeria che la attraversava.<br />
Alba controllava la piana del Fucino, zona paludosa che venne successivamente bonificata sotto Claudio e resa agricola. Inoltre si trovava nella via della transumanza, importante linea di transito fin dall&#8217;età preromana!</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/pianta_albafucens.jpg" alt="Pianta di Alba Fucens" /></p>
<p>La città venne realizzata su un pianoro sopraelevato (il Pian di Civita), con una perfetta aderenza tra il tracciato delle mura e la forma del pianoro, necessaria per una maggiore difesa. La pianta della città, mostra uno stupendo tracciato di strade ortogonali tra loro che si adeguano alla linea della valle.<br />
L&#8217;ultima notizia della città si ha nel VI sec.d.C., poi cadrà in rovina.</p>
<h4>Cosa si può vedere:</h4>
<p>La città così come possiamo vederla appartiene al rifacimento della prima età imperiale (I sec.d.C.), periodo in cui molte città romane venivano dotate di edifici monumentali a scopo propagandistico.</p>
<p>La visita prosegue lungo tutto il centro monumentale. Da non dimenticare che Alba ha conservato nella sua lunghezza le mura, un bell&#8217;esempio di opera poligonale.</p>
<p>Dall&#8217;info point del sito si scende un viottolo e si entra nella zona monumentale.</p>
<p>Le due vie principali sono il Cardo Maximus e la via Valeria (che funge da Decumanus Maximus della città), chiamata anche via del Miliario. La via che segue parallela a quella del Miliario è la via dei Pilastri, chiamata così per la presenza lungo la strada di alcune colonne ancora conservate (appartenenti a botteghe commerciali).</p>
<p><strong>EDIFICI CONSERVATI:</strong></p>
<p>1. Appena scesi dal viottolo si trova sulla destra la <strong>Basilica</strong>. Sulla sinistra, solo parzialmente scavata, si trova la zona del Foro.<br />
Della Basilica, oltre il porticato, da notate sono le buche ancora conservate utilizzate dai romani per le votazioni!</p>
<p>2. Proseguendo la via del Miliario, oltrepassato il <strong>Macellum</strong> (l&#8217;edificio circolare con i muri a raggiera, vani utilizzati come botteghe), si giunge al famoso miliario (quello esposto è un calco dell&#8217;originale) che dà il nome alla via, nel quale il nome dell&#8217;imperatore è attentamente spicconato: era Magnenzio, che subì la <em>damnatio memoriae</em>.</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/macellum_ok.jpg" alt="Il macellum (Alba Fucens)" /></p>
<p>3. Il lato destro della via del Miliario presenta un lungo &#8220;corso&#8221; di <strong>Tabernae</strong>, i negozi dei romani, ancora visibili sulla soglia i segni dell&#8217;incasso delle porte.</p>
<p>4. Proseguendo si giunge alla zona delle <strong>Terme</strong>, ben riconoscibili dai pavimenti con suspensurae per il riscaldamento. Divertenti sono le latrine, molto ben conservate!</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/suspensurae.jpg" alt="Suspensurae delle terme (Alba Fucens)" /></p>
<p>5. Si arriva quindi alla zona del <strong>santuario di Ercole</strong>, la cui statua che ha dato nome all&#8217;edificio, si trova al Museo Archeologico di Chieti. L&#8217;accesso è una grande rampa inclinata, il che ha fatto interpretare l&#8217;edificio non come un santuario, ma come un mercato di pecore (non stona con il ritrovamento della statua di Ercole: era anche il protettore dei pastori!).</p>
<p>6. Al lato opposto della Via del Miliario si trova una <em><strong>Domus</strong></em>, un&#8217;abitazione considerata signorile con molti vani pavimentati a mosaico (purtroppo non visibili per motivi di conservazione).<br />
Le pareti in grosse pietre poligonali sono presenti in entrambi i lati della zona monumentale e servivano come sostruzione ai colli.</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/pedonale.jpg" alt="Passaggio pedonale di età romana (Alba Fucens)" align="right" />7. Oltrepassando il santuario di Ercole, ci si trova nella<strong> via dei Pilastri</strong> dove, dopo aver attraversato la strada sull&#8217;antico passaggio pedonale (quei tre pietroni conficcati in mezzo alla strada: non dimentichiamo che la pulizia delle strade era fatta tramite allagamento!) si nota una fontana, quindi tutta la via è caratterizzata da una lunga serie di botteghe, generalmente a due vani, con porticato. Il piano superiore era utilizzato probabilmente come residenza.<br />
In alcune botteghe sono ancora visibili i banconi in pietra con fornetti sottostanti e fori sul piano superiore: degli antichi bar!</p>
<p>8. Qui finisce la visita alla zona monumentale. Proseguendo per la Via dei Pilastri di giunge alla zona del <strong>teatro</strong>, di cui potrete solo notare un ombra nella collina che troverete oltrepassata la strada asfaltata. La cavea del teatro è stata infatti ricavata nel pendio della collina, ed ha un diametro di 77 m.</p>
<p>9. Lungo un sentiero moderno si giunge quindi al famoso <strong>anfiteatro</strong>, costruito in epoca Tiberiana, che è posto in asse con un decumano. L&#8217;ingresso monumentale dava direttamente sulle mura.</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/anfiteatro.jpg" alt="Anfiteatro (Alba Fucens)" /></p>
<p><strong>LA CHIESA DI SAN PIETRO:</strong></p>
<p>Molto bella è la <strong>Chiesa romanica di San Pietro</strong> che si trova sul colle sopra Alba Fucens ed è raggiungibile a piedi in pochi minuti. Dal piazzale della chiesa sChiesa di San Pietro &#8211; internoi gode di un&#8217;ottima vista: belle fotografie per gli appassionati!!<br />
La chiesa è stata parzialmente distrutta da un terremoto all&#8217;inizio del 1900, ma ora è stata ricostruita.</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/ciborio_ok.jpg" alt="San Pietro ad Alba Fucens - Il Ciborio" /></p>
<p>La chiesa nasce nel XII secolo dalle spoglie del tempio romano di Apollo, osservando i muri interni della chiesa si notano ancora delle incisioni in latino e greco e dei piccoli disegni: ci si annoiava anche quella volta quando si andava a &#8220;messa&#8221;.</p>
<p>All&#8217;interno della chiesa ci sono vari manufatti medievali con decorazioni in marmi molto pregiati, oro e pietre colorate.</p>
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		<title>Aquileia (UD)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 19:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[aquileia]]></category>

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		<description><![CDATA[Aquileia è una cittadina friulana adiacente al fiume Natisone, cresciuta sulla grande città di epoca romana .
Si può arrivare ad Aquileia da Udine passando per Palmanova, Cervignano del Friuli e proseguendo dritti in direzione Grado.
Storia di Aquileia
Aquileia fu fondata nel 181 a.C. in un luogo strategico: doveva infatti controllare le due frontiere critiche del II [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aquileia è una cittadina friulana adiacente al fiume Natisone, cresciuta sulla grande città di epoca romana .<br />
Si può arrivare ad Aquileia da Udine passando per Palmanova, Cervignano del Friuli e proseguendo dritti in direzione Grado.</p>
<p><strong>Storia di Aquileia</strong><br />
Aquileia fu fondata nel 181 a.C. in un luogo strategico: doveva infatti controllare le due frontiere critiche del II sec.a.C.: la via dell&#8217;ambra che collegava il mondo transalpino con il mare e la zona carsica, o &#8220;porta orientale&#8221; che poteva facilmente essere preda di invasioni dall&#8217;est.<br />
Nel 186 ci fu un&#8217;invasione da parte di galli transalpini della <em>Venetia.</em> Essi costruirono un <em>oppidum,</em> un centro fortificato che conteneva circa 12000 soldati, contando anche le loro famiglie doveva essere circa una popolazione di 40/50000 persone. Nel 183 Roma decise di espellere questi invasori e venne decisa in Senato la fondazione di Aquileia. Vennero incaricati tre triumviri della fondazione vera e propria: Lucio Manlio Acidino, Cornelio Scipione Nasica e Caio Flaminio, questi ultimi due personaggi molto importanti del mondo politico romano, due ex consoli, il cugino di Scipione l&#8217;Africano il primo ed il secondo figlio di Caio Flaminio, colui che costruì la via Flaminia.</p>
<p>Le motivazioni che spinsero a fondare una città in quel luogo erano molteplici: la difesa della porta orientale e la minaccia del regno istrico che premeva sul Timavo; la voce che Filippo di Macedonia volesse far entrare popolazioni barbare ad invadere l&#8217;Italia attraverso il carso.</p>
<p>Nel 181 a.C. venne dedotta una colonia, di diritto latino (con un suo senato ma dipendente in politica estera da Roma) in cui furono subito trasferiti un cospicuo numero di militari con le loro famiglie. Per convincere i soldati a spostarsi in un luogo così isolato, Roma decise di dar loro un appezzamento di terreno molto grande rispetto a quelli che erano i canoni del tempo. La nascita ufficiale di Aquileia è ricostruibile oltre che per le notizie di Tito Livio anche per il bassorilievo custodito al Museo Archeologico che commemora uno dei triumviri che la fondarono: Lucio Manlio Acidino.</p>
<p>Aquileia venne fondata in un luogo strategico: sulle rive del fiume Natissa, al tempo navigabile come dimostra la presenza del porto, e collegato alla via dell&#8217;ambra; vicino al mare, che si trovava a qualche chilometro di distanza. Aquileia era inoltre punto terminale di tre importanti vie di comunicazione terrestre: la via Postumia che partiva da Genova, la via Annia proveniente da Padova, e la via Popilia che partiva a Rimini.</p>
<p>Il nome di Aquileia, come ha recentemente spiegato la toponomastica, non deriva dall&#8217;aquila che secondo la tradizione antica era apparsa nel cielo al momento della fondazione della città, ma dal nome indigeno del fiume Natissa, che era Aquilis.<br />
Con l&#8217;età augustea, Aquileia divenne la capitale della <em>X Regio, Venetia et Histria</em>. È questo il momento più ricco della città, che venne totalmente rinnovata con la monumentalizzazione dei luoghi pubblici.<br />
La vita della città si rivelò subito molto dura, proprio per la sua caratteristica di città di frontiera. divenne avamposto militare nelle guerre germaniche del periodo repubblicano. Già nel 169 d.C. venne invasa dai primi barbari provenienti dal nord-est, i Quadi ed i Marcomanni, ma il colpo finale la città lo subì dalla mano del famoso Attila, il quale nel 452 calò e mise a ferro e fuoco la città tanto che segni dell&#8217;incendio sono ancora riconoscibili nei resti delle pavimentazioni. Caratteristica tipica di Aquileia e dovuta proprio alla distruzione attilana è che non una muratura si è conservata in altezza. Degli edifici aquileiesi restano solo le fondazioni e qualche lacerto di muro, alto non più di qualche decina di centimetri. Da questo momento in poi Aquileia è devastata da un&#8217;ondata continua di invasioni tra cui l&#8217;ultima quella Longobarda, dopo la quale la città chiude definitivamente i battenti e patriarcato ed abitanti si spostano a Grado.</p>
<p>La città è impostata sul fiume Natissa che le corre sul lato sinistro, fungendo da fortificazione naturale. La forma è allungata in senso nord-sud lungo il decumano di Giulia Augusta, le strade sono ortogonale. La città era dotata di foro, anfiteatro, circo, teatro e svariate terme piccole e grandi. Le Grandi Terme di Aquileia, un ricco edificio di circa duecento metri di lato, per grandezza la sesta terma più grande di tutto l&#8217;impero romano, è attualmente studiato e portato alla luce dall&#8217;Università degli Studi di Udine. Altri scavi li sta portando avanti l&#8217;Università di Trieste in domus private e ad un incrocio tra due strade, poco ricco ma molto interessante da vedere in quanto sono conservate le varie fasi dell&#8217;impianto stradale romano, comprese le canalette di scolo.<br />
Aquileia è inoltre famosa per essere la città romana che ha conservato il maggior numero di mosaici pavimentali dell&#8217;impero.</p>
<p align="justify"> <strong>COSE DA VEDERE:</strong></p>
<p align="justify">Le zone archeologiche sono libere ed aperte dalle 8.15 ad un&#8217;ora prima del tramonto.</p>
<p align="justify"><strong>1. Museo archeologico</strong></p>
<p align="justify"> Orari: Lunedì: 8.30-14.00; Da martedì a domenica: 8.30 &#8211; 19.30.</p>
<p align="justify">L&#8217; ingresso costa € 4,00, ridotto a € 2,00 per chi ha un&#8217;età compresa tra i 18 ed i 25 anni, nonchè per i docenti con incarico a tempo indeterminato delle scuole statali. L&#8217;ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e maggiori di 65.<br />
Contiene manufatti provenienti dal territorio di Aquileia romana, tra cui al primo piano mosaici provenienti dalla case private, numerosi ritratti, statue, fornita la galleria lapidaria compresa la lapide di Lucio Manlio Acidino, uno dei triumviri che fondò la città. Al piani superiori c&#8217;è una vasta rappresentanza di manufatti delle arti minori, quali vetri, gioielli, monete, cammei e lucerne. In particolare è numerosa la collezione dei vetri, forse una delle più imponenti in Italia, sia di uso funerario che quotidiano.</p>
<p align="justify"><strong>2. Basilica</strong> e Cripta degli ScaviLa Basilica è aperta nei seguenti orari: 1. ORARIO ESTIVO: lun &#8211; ven : 9.00 &#8211; 18.00; sab, dom e festivi : 9.00 &#8211; 19.00. La visita al campanile tutti i giorni : 9.30 &#8211; 13.00 e 14.30 &#8211; 18.00. 2. ORARIO INVERNALE: Lun- Ven : 9.00 &#8211; 13.00 e 14.00 &#8211; 17.00 ; Sab &#8211; Dom : 9.00 &#8211; 18.00. Campanile non visitabile.</p>
<p align="justify">La Cripta degli Scavi è aperta col seguente orario: Da novembre a marzo 9-13, 14-17. Da marzo a ottobre 9-19. Da novembre a marzo sabato, domenica e giorni festivi 9-17.</p>
<p align="justify">Per informazioni telefonare al 0431 919719/91067 o scrivere all&#8217;indirizzo email:  basilica.aquileia@virgilio.it.</p>
<p>L&#8217;ingresso alla basilica è gratuito; alle Cripte costa 3 euro, ridotto a 2 e gratis per i bambini sotto i 10 anni. La salita al campanile costa 1.20 euro, ridotto a 0.60 per gruppi min.10 persone e bambini sotto 10 anni.</p>
<p align="justify">La basilica patriarcale di Aquileia, dedicata ai santi Ermacora e Fortunato, è un edificio inaugurato nel 1031 dal patriarca Poppone, ma realizzato su una preesistente e magnifica basilica paleocristiana, risalente al tempo del vescovo Teodoro subito dopo il 313.<br />
La storia della basilica è quella di una fabbrica in continuo rinnovamento. La basilica teodoriana venne già cambiata mezzo secolo più tardi per esigenze di spazio, quindi subì una grave distruzione dovuta al passaggio di Attila, in seguito alla quale si costruì un altro complesso a tre navate non absidate.<br />
Le invasioni barbariche dal V secolo in poi decretarono un ampio momento di crollo e di pausa nei lavori ad Aquileia. Stessa sorte toccò alla basilica, che venne ripresa in mano dal patriarca Poppone nel XI secolo, quindi venne risistemata dopo un grande terremoto nel XII secolo, periodo in cui si arricchì di affreschi</p>
<p>- Il complesso teodoriano</p>
<p>era composta da due aule parallele non absidate affiancate in senso nord-sud con una piccola aura intermedia di passaggio. Nel mosaico del pavimento è presente un epigrafe che ricorda proprio il vescovo Teodorio come realizzatore della basilica. Una seconda è stata trovata nell&#8217;aula nord, la quale riporta che Teodorio aveva la sua dimora privata nella basilica o nelle sue vicinanze. Questa domus fu effettivamente trovata in sede di scavo nel vano intermedio alle due aule, con resti riferibili a prima del IV d.C.<br />
L&#8217;ingresso principale doveva trovarsi nell&#8217;aula Sud, quella col famoso mosaico riproducente le gesta di Giona, mentre l&#8217;aula nord aveva funzione catecumenale per seguire i dettami della liturgia dei catecumeni.</p>
<p>L&#8217;aula sud era affrescata riccamente con un finto cassettone dai colori vivaci, il pavimento era mosaicato con una raffigurazione di un mare pescoso ed il ciclo di Giona. Il pavimento era suddiviso in nove pannelli, rispecchiava quindi la suddivisione del soffitto dalle colonne, in nove campate. Il resto della stanza è riempita con festoni d&#8217;acanto e figure di volti in cerchi, simbolo della vittoria della vita sulla morte con l&#8217;aiuto di Cristo e presumibilmente dei committenti dell&#8217;opera. È presente inoltre la figura del Buon Pastore con cervo e gazzella, simbolo dell&#8217;anima cristiana rivolta al Redentore.</p>
<p>L&#8217;aula intermedia , ovvero la Cripta degli Scavi, contiene il livello in cocciopesto della dimora di Teodorio, mentre ad un livello più basso e più antico è stata trovata una dimora del I secolo. È stato inoltre trovato anche un resto della fonte battesimale del primo complesso.</p>
<p>L&#8217;aula nord è decisamente rovinata dalle fondazioni del campanile medievale. Sono comunque ancora visibili dei lacerti della pavimentazione musiva, più sobria che non quella dell&#8217;aula sud.</p>
<p align="justify"><strong>3. Porto Fluviale</strong></p>
<p>La visita comincia a sud della Basilica e ripercorre le banchine del porto fluviale romano sul fiume Natissa, oggi ridotto ad una piccola roggia, ma al tempo navigabile. È visibile soltanto la banchina occidentale, scavata da Brusin ad inizio 1900, con ancora conservati gli anelli per l&#8217;ormeggio delle navi.</p>
<p><strong>4. Il Sepolcreto</strong></p>
<p>Comprende cinque tombe di famiglia a cremazione ed inumazione. Importante è il sepolcreto degli Statii di età Flavia. Il sepolcreto risale al primo secolo d.C.</p>
<p align="justify">Aperto dalle 9 ad un ora prima del tramonto.</p>
<p align="justify"><strong>5. Il Foro romano</strong></p>
<p align="justify">-Storia del foro</p>
<p align="justify">La zona dove instaurare il foro fu decisa nel 169 a.C., anno in cui la città si ingrandì moltissimo perché da Roma furono mandati a vivere al Aquileia un gran numero di nuovi abitanti. Fu così scelta la zona centrale della città, perfetta per l&#8217;impianto forense anche perché si trovava in un avvallamento naturale. Questa era una zona paludosa, e così per costruire il foro si dovette prima fare una grande e dispendiosa opera di bonifica.<br />
Si cominciò allora a progettare il foro, e si decise di realizzarlo con una forma molto allungata, tipica di quel periodo ed anche le botteghe che gli si affiancavano.<br />
Nel corso dei vari secoli vennero poi aggiungendosi nuove strutture o vennero ristrutturate le precedenti, ormai vecchie e bisognose di essere risistemate. Vediamo in particolare alcuni di questi lavori.<br />
-nel II secolo a.C. venne costruito il portico;<br />
-nel I secolo a.C. venne impostato il primo acquedotto e fu ristrutturato un po&#8217; tutto l&#8217;impianto del foro;<br />
-verso la fine del II secolo d.C. fu fatta parte della decorazione del portico da maestranze di altissimo livello, si può vedere infatti la differenza con le successive decorazioni del III d.C. molto più superficiali. Questo era dovuto anche al fatto che Aquileia nella prima metà del III secolo era entrata in un periodo di grave crisi dovuta all&#8217;assedio di Massimino il Trace.<br />
La città fu distrutta nel 568 d.C. dall&#8217;invasione longobarda e da quel momento diventò come una grande cava di materiale di costruzione. Per questa ragione la maggior parte degli edifici romani non son giunti fino a noi: i materiali con cui erano costruiti sono infatti stati usati per costruire altri edifici adatti alle nuove esigenze delle varie popolazioni che si insediarono nella città.<br />
Come unità di misura i romani non usavano come noi il metro, che a quel tempo non era stato ancora inventato, usavano invece per misurare le lunghezze il “piede” che, proprio come dice il nome, corrispondeva più o meno alla lunghezza del piede di un uomo, quindi circa 30 centimetri.<br />
Il foro di Aquieia è un foro molto grande. Conoscendo le misure romane, possiamo dire che era una grossa piazza a forma rettangolare che misurava 540 piedi di lunghezza e 260 piedi di larghezza. Tradotto nelle nostre unità di misura, era lungo 160 metri e largo 76 metri.</p>
<p>- La Platea<br />
La platea è la parte centrale del foro. Non è coperta e si presenta come un grande spazio lastricato con grosse pietre piatte. Purtroppo è giunta fino a noi solo una piccola parte del pavimento originario, circa un quarto di tutta la platea.<br />
All&#8217;interno della platea non si trovavano altri edifici di grandi dimensioni però si possono vedere sulla pavimentazione impresse delle tracce nelle pietre. Queste tracce sono gli unici resti che abbiamo di alcuni piccoli monumenti che erano presenti nella platea e che col loro peso hanno lasciato dei segni sulle pietre. I monumenti non sono giunti fino a noi, anzi, i materiali con cui erano costruiti furono portati via già in epoca antica.<br />
La platea era lievemente ribassata rispetto a tutto il resto del foro, infatti per arrivare all&#8217;ombra dei portici che la circondavano bisognava salire tre piccoli gradini da tutti e quattro i lati.</p>
<p>- Il Portico<br />
Il portico era la parte del foro coperta. Era largo 6 metri e racchiudeva la platea da tutti e quattro i lati. Per giungerci dal centro bisognava salire tre gradini.<br />
Era composto da un tetto in legno, questo era appoggiato da un lato sugli edifici che circondavano il foro, e dall&#8217;altro, quello centrale, appoggiato su colonne. Blocchi di pietra ricoprivano poi tutta la struttura in legno del tetto così da nasconderla ai passanti che si trovavano nella platea.<br />
Sul lati lunghi erano previste 50 colonne, mentre sui lati corti 22. Le colonne erano distanti l&#8217;una dall&#8217;altra 10 piedi, quindi circa 3 metri.<br />
Sopra il portico non era presente un secondo piano, perché le colonne e il tetto non avrebbero potuto reggerne il peso.<br />
Le lastre di pietra che, come abbiamo visto, erano usate per nascondere il legno del tetto, non erano lasciate al naturale, ma avevano tutta una bellissima decorazione che si ripeteva per tutta la lunghezza del portico.<br />
Le colonne innanzitutto reggevano dei grossi lastroni chiamati “architravi” che erano tutti decorati con un motivo a ghirlande vegetali che partivano da ogni colonna. All&#8217;interno di ogni ghirlanda, come incorniciati, erano scolpiti dei fiori.<br />
Sopra l&#8217;architrave si trovano altre grosse lastre, quelle più lunghe, chiamate “plutei” sono decorate con festoni retti in alternanza da amorini o da aquile. Le lastre più piccole che si trovano sopra ogni colonna e che si chiamavano “plinti”, avevano invece delle teste o di Giove o di Medusa in rilievo, alternate una all&#8217;altra.<br />
Tutto il portico al di sopra delle colonne, quindi l&#8217;architrave, i plinti e i plutei, in totale era alto 10 piedi, circa 3 metri, le colonne erano invece alte 23 piedi, circa 7 metri.<br />
Per questo le decorazioni, soprattutto quelle più in alto, erano fatte in maniera più superficiale, perché tanto il passante le avrebbe viste dal basso e da una distanza di più di 10 metri: non avrebbe potuto vederne bene i particolari.</p>
<p>- Gli Edifici del Foro</p>
<p align="justify"> Come abbiamo visto, tutt&#8217;intorno al foro vi erano collocati alcuni edifici di varia natura, alcuni politici, altri religiosi ed c&#8217;erano perfino delle botteghe. Vediamoli ora nel dettaglio.</p>
<p><img src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2007/10/foro_pianta.jpg" alt="Pianta del Foro di Aquileia (autore Elisa Z.)" /></p>
<p align="justify"> 1. Il Comizio<br />
Il Comizio si trovava sul lato nord del foro. Era un grosso edificio che serviva a contenere gli abitanti di Aquileia durante le assemblee. Aveva quindi un uso politico.<br />
Era un fabbricato coperto le cui mura esterne erano a forma quadrata, ma all&#8217;interno era formato da quattro grosse gradinate circolari. Queste gradinate erano molto larghe, quella più esterna aveva per diametro 100piedi, intorno ai 30 metri. Doveva quindi contenere molte persone, per questo si pensa proprio che si tratti di un comizio: ad un&#8217;assemblea popolare ci andava infatti gran parte della città.<br />
Questo edificio però fu distrutto già in epoca antica, forse perchè bisognava cambiare la sua funzione o forse in seguito a lotte con popolazioni nemiche. Venne così ritrasformato in un nuovo edificio, non più circolare, ma rettangolare con una gradinata all&#8217;entrata. Forse si trattava proprio di un tempio.</p>
<p>2. Le Botteghe<br />
Le botteghe, o come le chiamavano i romani, le tabernae, sono state trovate sul lato est del foro. Erano degli ambienti tutti uguali stretti e molto lunghi, che misuravano 20&#215;40 piedi, quindi circa 6&#215;12 metri. Di queste botteghe ne sono state trovate otto.<br />
La loro attività si fermò però con l&#8217;incendio di Attila nel 452 d.C. quando gran parte della città venne distrutta. Tutto quello che ora resta di queste botteghe sono i pavimenti e quelche parte del muro di fondo, il resto è tutto andato distrutto.</p>
<p>3. La Basilica Forense<br />
La Basilica Forense chiude l&#8217;area a sud del foro. È un grandissimo edificio che gli stessi scrittori romani ci dicono che servisse x dare un riparo ai negozianti durante le intemperie e la stagione fredda. Aveva quindi la stessa funzione del foro in sè, ma ne era la versione coperta da usare in inverno.<br />
Le sue dimensioni erano molto grandi: il suo lato lungo coincideva con tutto il muro sud del foro, quindi era lungo 76 metri ed era largo 30.<br />
Nella Basilica vi si entrava sia dal foro, con una grande entrata che addirittura sporgeva nella platea per ben 5 metri, sia dal decumano, la grande strada che si trovava proprio dietro di essa.<br />
Anche la basilica fu incendiata da Attila nel 452 d.C., i suoi resti vennero poi usati per costruire le grandi mura di difesa della città.</p>
<p>Il Decumano di Aratria Galla</p>
<p>Il Decumano è generalmente la strada principale della città romana. Ad Aquileia passava sul lato sud del foro, proprio vicino alla Basilica.<br />
Questo Decumano era una strada molto importante per Aquileia perchè sappiamo che dal centro della città arrivava fino al porto. Per il foro soprattutto era un collegamento essenziale dato che, come abbiamo visto, proprio nel foro erano presenti molte botteghe e molti mercanti. Tramite questa strada potevano quindi andare direttamente fino al porto a prendere le loro merci arrivate via mare.<br />
Il nome di questo decumano deriva dal nome di una donna dell&#8217;epoca romana di Aquileia, che si chiamava proprio Aratria Galla. Questa donna prima di morire scrisse nel suo testamento che con una parte dei suoi averi la città avrebbe dovuto lastricare, quindi pavimentare, il decumano. Fu così in suo onore che la strada prese il nome di “decumano di Aratria Galla”.</p>
<p>L’Acquedotto</p>
<p>L&#8217;acquedotto ad Aquileia arrivava da nord e sottoterra attraversava tutto il foro.<br />
Era un cunicolo di mattoni al cui interno passavano dei tubi di piombo dove scorreva l&#8217;acqua. Ogni tanto nella lunghezza del tubo erano presenti dei pozzetti che servivano ai tecnici romani per controllare la pulizia e il buon funzionamento delle tubature. Addirittura in alcuni pozzetti sono stati trovati ancora i sigilli che questi tecnici avevano lasciato dopo un controllo, sigilli che servivano per essere sicuri che nessuno era entrato nel cunicolo o aveva toccato niente. Sotto il pavimento del foro sono stati trovati due diramazioni dell&#8217;acquedotto, uno più antico ristrutturato e uno più recente.<br />
Nel 238 d.C. Massimino il Trace assediò Aquileia e per cercare di portare i suoi abitanti alla resa tagliò l&#8217;acquedotto e tolse l&#8217;acqua alla città. Questa vicenda ha lasciato le sue tracce nel foro perchè proprio vicino a dove passavano i condotti sono stati trovati dei piccoli pozzi di fortuna fatti dagli aquileiesi durante l&#8217;assedio per rifornirsi di acqua. Finito l&#8217;assedio l&#8217;acquedotto romano non venne comunque più messo in opera.</p>
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		<item>
		<title>Sequals (PN)</title>
		<link>http://ingiro.perdomani.net/friuli-venezia-giulia/sequals-pn/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 20:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://ingiro.archaeonetwork.net/2007/10/25/sequals-pn/</guid>
		<description><![CDATA[Sequals è un piccolo comune in provincia di Pordenone, comprende le due frazioni di Lestans e Solimbergo.

 Come arrivare:
Arrivando dal Veneto, dall&#8217;autostrada A4, a Portogruaro, immettersi sulla A28 direzione Pordenone fino all&#8217;uscita Cimpello. Da qui imboccare la Superstrada Cimpello &#8211; Sequals fino a Sequals.
Breve storia del luogo:
Le prime notizie di Sequals risalgono al XII secolo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sequals è un piccolo comune in provincia di Pordenone, comprende le due frazioni di Lestans e Solimbergo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><em> Come arrivare:</em></strong><br />
Arrivando dal Veneto, dall&#8217;autostrada A4, a Portogruaro, immettersi sulla A28 direzione Pordenone fino all&#8217;uscita Cimpello. Da qui imboccare la Superstrada Cimpello &#8211; Sequals fino a Sequals.</p>
<p><em><strong>Breve storia del luogo:</strong></em><br />
Le prime notizie di Sequals risalgono al XII secolo, in una bolla in cui si fa riferimento alla costruzione di un castello nella &#8220;villa di Sequals&#8221;, ovvero il castello di Solimbergo.<br />
Dopo lunghe vicende patriarcali nel XVI secolo Sequals passò in mano alla Serenissima, sotto il comando della famiglia Savorgnan.<br />
In questo periodo cominciò lo sviluppo del paese da piccolo villaggio a cittadina.</p>
<p><em><strong>Cose da vedere:</strong></em></p>
<p><a rel="attachment wp-att-31" href="http://ingiro.perdomani.net/friuli-venezia-giulia/sequals-pn/attachment/villacarnera_facciata/"><img class="alignleft size-medium wp-image-31" title="villacarnera_facciata" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/villacarnera_facciata-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>1) <strong>Villa Carnera</strong>: è la casa del grande campione di pugilato Primo Carnera, il Gigante Buono, nato appunto a Sequals nel 1906 e morto nel 1967 (la tomba si trova nel cimitero di Sequals, a pochi passi dalla Villa). La Villa è stata costruita da Carnera nel 1932, l&#8217;anno prima della sua vittoria del Campionato dei Pesi Massimi, non è la sua casa natale ma quella in cui morì. La villa è ora di proprietà comunale ed è luogo di mostre su temi inerenti a Primo Carnera ed al pugilato.<br />
La villa è aperta al pubblico nei mesi estivi (aprile-ottobre) tutti i fine settimana: venerdì 16-19, sabato e domenica con orari 10.00-12.30, 15.00-19.00. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-32" href="http://ingiro.perdomani.net/friuli-venezia-giulia/sequals-pn/attachment/villacarnera_interno/"><img class="alignleft size-medium wp-image-32" title="villacarnera_interno" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/villacarnera_interno-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" /></a>La zona visitabile comprende il piano nobile della casa, la zona notte e la palestra privata del campione.<br />
La Villa è basata su un gusto di epoca vittoriana, molto borghese. I mobili sono ricchi di intagli e lavori, i pavimenti ed i soffitti sono realizzati da artigiani esperti, spesso di Sequals (i pavimenti sono in terrazzo veneziano). La costruzione della Villa venne affidata a Luigi Plateo e Mariano Pittana, suo cognato. La villa venne progettata seguendo mode estere, non ancora comparse in Italia, come la terrazza semi coperta.</p>
<p>Insieme alla zona residenziale venne anche progettata la palestra, di cui Carnera stesso diede le misure per il ring all&#8217;americana, di cui sono ancora presenti i quattro pali angolari. La palestra è inoltre addossata al garage, segno distintivo per l&#8217;epoca nella pedemontana friulana, il quale era a doppia entrata. Carnera infatti possedeva una Chrysler, macchina molto lunga, che richiedeva due portoni, uno per l&#8217;entrata ed uno per l&#8217;uscita, per evitare difficili manovre.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-33" href="http://ingiro.perdomani.net/friuli-venezia-giulia/sequals-pn/attachment/san_zenone/"><img class="alignleft size-medium wp-image-33" title="san_zenone" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/san_zenone-300x186.jpg" alt="" width="210" height="130" /></a>2) <strong>Chiesa di San Zenone</strong>, metà 1400.<br />
Si trova lungo la strada che collega Sequals alla frazione Lestans. E&#8217; stato provato che nel luogo della fondazione della cappella vi era in precedenza un altro luogo di culto risalente forse al X secolo. Il porticato in pietra risale al XVII secolo. L&#8217;interno purtoppo è quasi spoglio a causa dei recenti furti di affreschi e sculture. Il primo documento che cita la chiesetta risale al 1289 e riguarda il lascito di alcuni denari alla chiesetta. Nel 1999 l&#8217;interno della chiesa è stato indagato con dei saggi archeologici che hanno portato alla luce tracce dell&#8217;edificio precedente e hanno fatto interpretare la grande lastra sull&#8217;altare come un riutilizzo di una probabile prietra sepolcrare precedente. Lo scavo chiarì inoltre le fasi di costruzione della chiesetta, fino al raggiungimento del suo attuale aspetto nel XIV secolo (datazione fornite dal ritrovamento di una moneta in strato), in seguito alla distruzione della chiesa precedente ed alla sua riedificazione.<br />
Nei pressi di questa chiesetta venne ritrovata nel 1982 la famosa placchetta bronzea raffigurante &#8220;i Re Magi da Erode&#8221;, ora al museo di Cividale, di cui una copia è visibile al Museo Archeologico di Lestans.</p>
<p>3) <strong>Chiesa di San Nicolò</strong>, Sequals. Decorazioni di Giovanni Antonio Pilacorte e gli affreschi di Marco Tiuzzi, parzialmente riapparsi nei restauri post terremoto del 1976. Un ulteriore danneggiamento risultò dalla parziale distruzione della chiesa in seguito al terremoto del 1976.</p>
<p>4) <strong>Villa Savorgnan</strong>, Lestans. Uno dei pochi esemplari di villa veneta a nord di pordenone, risalente al 1500 ma con restauri sei e settecenteschi causati da un grosso incendio dovuto a cause politiche. La villa è stata abitata fino al Settecento. Preziosi i pavimenti in terrazzo veneziano, arte che affonda le sue radici proprio a Sequals con l&#8217;apertura delle prime botteghe artigiane di terrazzo e mosaico a fine Seicento (ricordiamo come uno dei maestri del campo Giandomenico Facchina, che lavorò in tutto il mondo nei più prestigiosi palazzi, ad esempio al Louvre e all&#8217;Opera di Parigi.)<br />
La Villa ora è di proprietà comunale ed è sede di iniziative culturali.<br />
- In questo palazzo trova inoltre sede il Museo Archeologico in cui sono esposti i reperti archeologici dei comuni di Meduno, Sequals, Travesio, Castelnovo, Pinzano e Spilimbergo, che variano da un periodo preistorico al medioevo raccolti dall&#8217;associazione Archeo 2000.<br />
Il Museo è aperto il sabato pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00. Per visite guidate chiamare il numero 0427.789111.</p>
<p>5) <a title="Castello di Solimbergo" href="http://ingiro.perdomani.net/friuli-venezia-giulia/castello-di-solimbergo-pn/">Castello di Solimbergo</a>. Castello di epoca medievale.</p>
<p>Resti archeologici del comume di Sequals:</p>
<p>1. <strong>Periodo preistorico e protostorico</strong>:</p>
<p>Lungo la statale che porta da Sequals a Usago, lo stesso parroco afferma di aver raccolto manufatti di selce, al momento non suffragata dai sopralluoghi moderni, che non hanno provato l&#8217;ipotesi di un insediamento vero e proprio ma di una frequentazione della zona in epoca preistorica, precisamente nel periodo Musteriano, nel Paleolitico Medio (80.000-35.000 a.C.).</p>
<p>Al chilometro 48 della strada statale che collega Sequals e Solimbergo è forse da ricercarsi un insediamento protostorico databile dal Bronzo Medio-Recente al Bronzo Finale (1.500-1.150 a.C.). La notizia proviene dal vecchio parroco del paese, Don Luigi Cozzi, che riferì di aver raccolto in luogo ceramica protostorica in superficie post aratura. I recenti studi non hanno trovato tracce dell&#8217;insediamento, ma soltanto un area di frequentazione provata dalla numerosità dei reperti ceramici.</p>
<p>Al Casale Bit lungo la zona della bonifica negli anni 50 Don Luigi Cozzi, prima della bonifica, trovò un elevazione del terreno oggi scomparsa con una forte concentrazione di ceramica protostorica.</p>
<p>Lungo la strada Sequals-Solimbergo, deviando verso il castello a quota 315, la toponomastica ricorda un luogo denominato Cistiliri. Don Luigi Cozzi afferma di aver ritrovato in questa località della ceramica protostorica, ma l&#8217;esplorazione moderna non ha trovato traccia di insediamento protostorico.</p>
<p>2. <strong>Periodo Romano</strong>:</p>
<p>A San Zen e di fronte al Cimitero a Lestans sono stati trovate nel primo un ampia area con concentrazione di frammenti di tegole e mattoni di epoca romana e nel secondo tracce di un insediamento, provato anche dalla presenza di tessere musive. In via dei Tigli a Lestans è stata trovata una necropoli durante la costruzione di case. Vennero recuperati i corredi di alcune tombe comprendenti vasi, lucerne, balsamari, fibule ed alcune monete. La porzione di necropoli indagata rimanda ad un periodo di utilizzo che va dal I al II sec.d.C.</p>
<p>A Solimbergo, in località Santa Fosca è stata trovata traccia di una necropoli romana tardo antica, secondo le segnalazioni di Don Luigi Cozzi che racconta il rinvenimento di ossa , ma il sopralluogo non ha rivelato altro che laterizi sparsi sul terreno.</p>
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