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	<description>Per viaggiare nel tempo ... i luoghi dell&#039;archeologia in Italia</description>
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		<title>Gli affreschi di Mantegna risplendono a Belgrado</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 17:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ANDREA MANTEGNA: GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA OVETARI A PADOVA, UN TESORO &#8220;RITROVATO&#8221; Belgrado, Serbia, Istituto Italiano di Cultura 23 ottobre &#8211; 20 novembre 2009 L&#8217;Italia propone a Belgrado un caso emblematico di un &#8220;recupero impossibile&#8221;, quello degli affreschi del Mantegna alla Cappella Ovetari a Padova. La mostra &#8220;Andrea Mantegna. Gli affreschi della Cappella Ovetari a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">ANDREA MANTEGNA: GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA OVETARI A PADOVA, UN TESORO &#8220;RITROVATO&#8221;</h3>
<address style="text-align: center;"> Belgrado, Serbia, Istituto Italiano di Cultura<br />
23 ottobre &#8211; 20 novembre  2009</address>
<p>L&#8217;<strong>Italia propone a Belgrado</strong> un caso emblematico di un <strong>&#8220;recupero impossibile&#8221;</strong>, quello degli<strong> affreschi del Mantegna</strong> alla <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_degli_Eremitani" target="_blank">Cappella Ovetari </a>a Padova</strong>.</p>
<p>La mostra &#8220;<em>Andrea Mantegna. Gli affreschi della Cappella Ovetari a Padova. Un tesoro ritrovato</em>&#8221; sarà allestita dal <strong>23 ottobre al 20 novembre </strong>nella capitale serba presso l<strong>&#8216;Istituto Italiano di Cultura</strong> per iniziativa dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con la Diocesi di Padova, la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici del Veneto e la Regione del Veneto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-136" title="Mantegna -cappella ovetari" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/10/mantegna.jpg" alt="Mantegna -cappella ovetari" width="352" height="456" /></p>
<p>La storia è nota: <strong>la celebre Cappella</strong> affrescata da Andrea Mantegna e, con lui, da Antonio Vivarini, Giovanni d&#8217;Alemagna, Bono da Ferrara, Ansuino da Forlì e Nicolò Pizolo,<strong> venne letteralmente disintegrata l&#8217;11 marzo 1944.</strong> Ciò che restava di un grande capolavoro della storia dell&#8217;arte erano decine migliaia di frammenti di varie proporzioni, quasi tutte minuscole. Con oltre<strong> 1.800 frammenti</strong> Cesare Brandi, già negli anni quaranta, ricompose la<strong> scena raffigurante il Martirio di San Giacomo</strong>, mentre il resto venne stivato, in modo indifferenziato, in gradi cassoni, dove il tutto è rimasto sino al 2001.</p>
<p><strong>Nel 2001</strong>, grazie alla convenzione stipulata tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Curia Diocesana, la Soprintendenza competente sul territorio e l&#8217;Università di Padova, prese avvio una straordinaria avventura: con l&#8217;<strong>aiuto di una strumentazione multimediale innovativa</strong>, realizzata da docenti e tecnici dell&#8217;Università patavina con il sostegno della Fondazione, i minuscoli frammenti sono stati tolti dalle casse in cui avevano riposato per quasi mezzo secolo, sono stati<strong> classificati uno per uno</strong> (quelli di dimensioni superiori al centimetro quadrato sono risultati essere <strong>80.735</strong>), poi scannerizzati e infine controllati tramite il computer che li ha confrontati tra loro, sulla base delle immagini fotografiche degli affreschi scomparsi. Ciò nel tentativo di ricomporre, per quanto possibile, il più gigantesco puzzle della storia dell&#8217;arte.</p>
<p>All&#8217;occhio elettronico si è aggiunto quello degli esperti come Gian Luigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, che hanno applicato i minuscoli brani pittorici, identificati con certezza, nella loro ubicazione originaria, fissandoli su pannelli fotografici riproducenti in scala 1:1 gli affreschi perduti. Pur nell&#8217;inevitabile frammentarietà dell&#8217;esito, si è così compiuto un passo significativo nel tentativo di recuperare lo straordinario ciclo pittorico mantegnesco; recupero certamente incompleto, ma in parte ancora incrementabile in futuro. L&#8217;occasione è stata eccezionale, sotto gli aspetti tecnici e scientifici, e gli esiti ottenuti comunque insperati: oggi, altri brani pittorici molto importanti sono stati tolti all&#8217;oblio e finalmente ricollocati al loro posto.</p>
<p>A Belgrado, insieme con lo storico modello ligneo della chiesa danneggiata e con materiali iconografici e filmati, saranno esposti alcuni emozionanti esempi di scene ricomposte con ciò che rimane dei frammenti originali. Raggiungeranno la sede espositiva i due grandi pannelli relativi alla scena del &#8220;Martirio di S. Giacomo&#8221;, questi ultimi  ricomposti sotto la direzione di Cesare Brandi, allora direttore dell&#8217;Istituto Centrale del Restauro, negli anni immediatamente successivi al conflitto, ed altri due con la raffigurazione del &#8220;<strong>Padre Eterno benedicente</strong>&#8220;, oltre ad altri lacerti con raffigurazioni di Serafini e di elementi decorativi, quali libri, festoni e racemi.</p>
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		<title>Ferrara &#8211; Busker&#8217;s Fest 2009.  Dal 21 al 30 agosto più di 1000 artisti di strada da tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 11:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[artisti di strada]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 21 al 30 agosto 2009, la più grande festa di arte di strada al mondo, ormai riconosciuta come una prestigiosa vetrina per gli artisti, ma anche come occasione di divertimento, conoscenza e meraviglia per spettatori provenienti da tutta Italia e in misura considerevole anche dall&#8217;estero, sbarca nell’impareggiabile cornice offerta dalla città di Ferrara, sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>21 al 30 agosto 2009</strong>, la più grande <strong>festa di arte di strada</strong> al mondo, ormai riconosciuta come una prestigiosa vetrina per gli artisti, ma anche come occasione di divertimento, conoscenza e meraviglia per spettatori provenienti da tutta Italia e in misura considerevole anche dall&#8217;estero, sbarca nell’impareggiabile cornice offerta dalla <strong>città di <a href="http://ingiro.perdomani.net/italia/emilia-romagna/ferrara/" target="_blank">Ferrara</a></strong>, sempre più meta di turisti grazie alla sue molteplici iniziative culturali, all&#8217;importanza del suo patrimonio artistico e al fascino delle sue atmosfere.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-129" title="ferrara - busker fest - 2009" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/ferrara-busker-2009.jpg" alt="ferrara - busker fest - 2009" width="397" height="301" /></p>
<p>Grazie al<strong> Ferrara Buskers Festival</strong> &#8211; anticipato  all<strong>’anteprima del 21 agosto a Comacchio</strong>, con l’esibizione del roster al completo a partire dalle 21,30 &#8211; il mondo si incontra nella città estense.</p>
<p>I numeri dicono che la 22esima edizione sarà in grado di confermare e superare il successo delle precedenti:<strong> 304 spettacoli</strong> differenti tra quelli di gruppi accreditati e quelli di formazioni invitate, oltre <strong>1.000 artisti in rappresentanza di 34 nazioni dei 5 continenti.</strong> La <strong>Croazia, Paese ospite</strong>, presente con 4 gruppi, tributerà un omaggio al Festival con un grande uovo dipinto da pittori di <strong>Koprivnica</strong> in un caratteristico e tradizionale stile naif dedicato a Ferrara e alla rassegna.</p>
<p>Da Sabato 22 a Domenica 30 agosto, dopo l’anteprima di Comacchio, gli artisti saranno attivi dalle<strong> 18 alle 24 nei giorni feriali</strong> e dalle<strong> 17 alle 20 domenica 23 e domenica 30</strong> (di seguito , a partire dalle ore 21.00, concerti on stage al Ferrara Music Park con i musicisti del Festival). E <strong>dopo mezzanotte la festa continua </strong>con Buskernight, al Ferrara Music Park e alla Buskershouse.</p>
<p><em>Info e programma completo:</em><br />
<a href="http://www.ferrarabuskers.com" target="_blank">www.ferrarabuskers.com</a></p>
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		<title>Sinnai (CA) &#8211; Fiera del cestino e dell’artigianato</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 13:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiere]]></category>
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		<description><![CDATA[La fiera del cestino e dell’artigianato si sposta da Sinnai a Solanas. L’appuntamento è sino al 23 agosto al Centro di educazione ambientale della località turistica invasa dai bagnanti. A visitare la fiera saranno anche i turisti che affollano l’intera costa sud orientale visto che Solanas è facilmente raggiungibile da Torre delle Stelle, Villasimius e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>fiera del cestino e dell’artigianato</strong> si sposta <strong>da Sinnai a Solanas</strong>. L’appuntamento è <strong>sino al 23 agosto</strong> al <strong>Centro di educazione ambientale</strong> della località turistica invasa dai bagnanti.</p>
<p>A visitare la fiera saranno anche i turisti che affollano l’intera costa sud orientale visto che Solanas è facilmente raggiungibile da <strong>Torre delle Stelle, Villasimius e dal Sarrabus.</strong> L’iniziativa è del <strong>gruppo folk Sinnai </strong>con la collaborazione del Comune, Con i cestini in giunco e fieno, saranno esposti tappeti e arazzi, coltelli, antichi strumenti, legni intarsiati, miele, dolci tipici, vini ed altri prodotti gastronomici. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, la fiera è rimasta aperta a Sinnai nella sede del Centro pilota di via Piave.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-124" title="Sinnai - fiera dei cestini e dell'artigianato 2009" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/sinnai-cestini.jpg" alt="Sinnai - fiera dei cestini e dell'artigianato 2009" width="460" height="307" /></p>
<p>L’<strong>arte del cestino </strong>fa parte della storia di Sinnai. Ma ormai sono poche le cestinaie ancora sulla breccia. Un’arte insomma che rischia di scomparire e che si sta cercando di salvare anche attraverso questa fiera che si ripete ormai da tantissimi anni. Da un po’ di tempo la Fiera viene organizzata anche a Solanas proprio nel momento della maggiore presenza turistica. Una scelta finora azzeccata.</p>
<p>L’appuntamento si inserisce tra le <strong>manifestazioni dell&#8217;Estate sinnaese</strong> che iniziata a luglio è stata già caratterizzata da serate musicali e folcloristiche a Sinnai e Solanas.</p>
<p>Gli appuntamenti proseguiranno il <strong>16 agosto</strong>, alle 22, con uno spettacolo di cabaret con<strong> Ignazio Deligia &#8221;Recital 2009&#8242;</strong>&#8216;; il<strong> 20 agosto</strong>, alle 21.30, animazioni e balli; il 21, alle 21.30, spettacolo folcloristico con i gruppi folk città di Sinnai, <strong>Folk Sinnai e S’Arrodia</strong>. Si chiude il<strong> 22 agosto,</strong> sempre alle 21.30, con<strong> &#8216;Is cerbus&#8217;.</strong></p>
<p>Tra le strade di Solanas, si ripeterà una delle più note parodie del<strong> carnevale tipico di Sinnai. La caccia al cervo.</strong> Un appuntamento destinato a offrire le emozioni di sempre. Tra le strade si apposteranno i cacciatori con i fucili pronti a sparare non appena la maschera del cervo uscirà allo scoperto. E alla fine della battuta di caccia sarà festa grande. Come nella vera caccia grossa. Lo stesso giorno, la conclusione della serata sarà affidata ad uno spettacolo con organetto e launeddas organizzato dalla Pro Loco e dall’associazione Is cerbus.</p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/139518" target="_blank">http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/139518</a></p>
<p><a href="http://www.artistiperhobby.it/sinnai.html" target="_blank">http://www.artistiperhobby.it/sinnai.html</a></p>
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		<title>&#8220;Castelli sul mare, itinerario fotografico attraverso l’Italia&#8221; in mostra a Castel del Monte</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 13:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[andria]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Un percorso fotografico e pannellistico allestito nella splendida e imponente cornice di Castel del Monte (Andria) invita i visitatori che ammirano la pesante architettura del castello di Federico II a soffermarsi e a conoscere i castelli e le fortificazioni che furono realizzati lungo le coste italiane nel Medioevo con duplice scopo, mercantile e militare. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un percorso fotografico e pannellistico allestito nella splendida e imponente cornice di <strong>Castel del Monte (Andria)</strong> invita i visitatori che ammirano la pesante architettura del<strong> castello di Federico II </strong>a soffermarsi e a conoscere i castelli e le fortificazioni che furono realizzati lungo le coste italiane nel Medioevo con duplice scopo, mercantile e militare.</p>
<p>Il titolo della mostra, “<strong><em>Castelli sul mare, itinerario fotografico attraverso l’Italia</em></strong>“ rende chiaro il fine per la quale essa è stata realizzata: mostrare, attraverso le fotografie di Nicola Amato e Sergio Leonardi, i monumenti più caratteristici delle coste italiane, e attraverso di essi ripercorrere la storia della penisola tra Medioevo ed Età Moderna: una storia densa di eventi e di avvenimenti, di contrasti e di incontri che si svolsero nel mare e per colpa del mare. Molti gli esempi citati e presentati: l’Arsenale di Venezia, il Forte San Giorgio di Genova, il Maschio Angioino di Napoli, i castelli di Rapallo, Ischia, Otranto, Monopoli, Siracusa ed altri ancora.</p>
<p>Il lungo elenco ben documentato mira a spiegare i rapporti economici e sociali tra le genti del Mediterraneo, le ragioni storiche della costruzione di castelli sul mare e, soprattutto, vuole far conoscere un aspetto del ricco patrimonio architettonico italiano, quello dell’architettura militare marinara, i cui esemplari sono a tutt’oggi variamente fruibili dal pubblico.</p>
<p>La mostra, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle province di Bari e Foggia, e curata da Michela Tocci, Direttore di Castel del Monte, sarà visitabile fino al 30 settembre. E’ gratuita, ospitata nelle sale al piano terra di Castel del Monte.</p>
<p>INFO: Castel del Monte, Andria<br />
0883 569997<br />
<a href="http://www.casteldelmonte.beniculturali.it" target="_blank">www.casteldelmonte.beniculturali.it</a></p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://archeoblog.net/2009/in-mostra-a-castel-del-monte-i-castelli-sul-mare/" target="_blank">http://archeoblog.net/2009/in-mostra-a-castel-del-monte-i-castelli-sul-mare/</a></p>
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		<title>Ipogeo dei Volumni (PG)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 18:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ipogeo dei Volumni Via Zenobia, 2 &#8211; Ponte San Giovanni (Pg) Tel.+39.075.39.33.29 ORARI DI APERTURA feriali e festivi: 9.00 &#8211; 13.00 , 15.30 &#8211; 18.30 luglio e agosto: 9.00 &#8211; 12.30, 16.30 &#8211; 19.00 Tutti i giorni. COME RAGGIUNGERE L&#8217;IPOGEO DEI VOLUMNI? L&#8217;ipogeo degli etruschi si trova appena fuori Perugia nella frazione di Ponte San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">Ipogeo dei Volumni</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">Via Zenobia, 2 &#8211; Ponte San Giovanni (Pg)</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">Tel.+39.075.39.33.29</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: center; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><img class="aligncenter size-full wp-image-103" title="Ipogeo dei Volumni" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/ingresso-small.jpg" alt="Ipogeo dei Volumni" width="400" height="387" /></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span> </span></p>
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">ORARI DI APERTURA</span></h3>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">feriali e festivi: 9.00</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';"> &#8211; </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">13.00 , 15.30 &#8211; 18.30</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">luglio e agosto</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">:</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';"> 9.00</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';"> &#8211; </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">12.30, 16.30 &#8211; 19.00</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';">Tutti i giorni.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">COME RAGGIUNGERE L&#8217;IPOGEO DEI VOLUMNI?</span></h3>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">L&#8217;ipogeo degli etruschi si trova appena fuori Perugia</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"> nella frazione di Ponte San </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">G</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">iovanni</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">, comodamente raggiungibile in macchina. Arrivando da Assisi tramite la E45 si trova a pochi minuti in direzione Ponte San Giovanni.<br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Appena dopo l&#8217;attraversamento ferroviario, troverete sulla destra un edificio con il cartello “Ipogeo dei Volumni”. E&#8217; la costruzione ottocentesca che sovrasta l&#8217;imbocco della tomba. Qualche decina di metri dopo, sempre sulla destra troverete un comodo parcheggio non custodito.</span></p>
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><br />
</span></h3>
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">PICCOLE DRITTE &#8230;</span></h3>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><img class="alignleft size-full wp-image-104" title="Ipogeo dei Volumni" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/dromos-small.jpg" alt="Ipogeo dei Volumni" width="75" height="100" />La visita non è consigliata a chi soffre di claustrofobia. Per entrare nella tomba si deve scendere qualche metro sotto terra e vi assicuro che fa un certo effetto vedersi diversi metri di roccia sopra la testa.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span><span style="width: 73px;"><strong> </strong></span></span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Ricordate di portare con voi una felpa, l&#8217;ipogeo abbonda di umidità e voi rabbrividirete per il freddo dopo pochi minuti.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">È  possibile fare fotografie, anche con il flash, ma non con il cavalletto.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">COS&#8217;E&#8217; L&#8217;IPOGEO DEI VOLUMNI?</span></h3>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">L&#8217;ipogeo dei Volumni è la tomba della famiglia etrusca dei Velimna. La tomba è interamente scavata nella roccia, vi si accede tramite una scalinata che scende di qualche metro in profondità dal piano di entrata moderno. Dalla scalinata tramite una porta intagliata nel travertino, che al momento della scoperta era chiusa da un lastrone di pietra, si accede alla prima stanza della tomba. La tomba nella sua interezza rappresenta una casa nobile di II a.C.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span> </span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><img class="alignright size-full wp-image-105" title="Ipogeo dei Volumni - tetto" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/tetto-small.jpg" alt="Ipogeo dei Volumni - tetto" width="100" height="75" />La prima stanza è l&#8217;atrio su cui si affacciano due stanzette sui due fianchi laterali. Oltrepassato l&#8217;atrio ci si trova di fronte al tablinum, la stanza principale, in cui sono state lasciate in situ delle urne di notevole valore, e ai lati si aprono due ulteriori stanze, i cubicola.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Le urne che troverete nel tablinum, sono quelle appartenenti al fondatore della tomba ed ai suoi famigliari più stretti. Questo si può sapere perchè la grande maggioranza delle urne ritrovate sono iscritte, riportano quindi nul coperchio dell&#8217;urna inciso il nome del deposto ed il suo patronimico (il nome del padre). Tramite lo studio di queste iscrizioni è stato possibile riprodurre quasi tutto l&#8217;albero genealogico della famiglia dei Velimna.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Nella tomba infatti al momento della scoperta sono state trovate una quarantina di urne, che vanno dal II secolo a.C. fino al I d.C. Le più recenti (dal I a.C. in poi) si possono riconoscere a vista d&#8217;occhio, in quanto hanno l&#8217;iscrizione in caratteri latini anzichè etruschi.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Le altre urne, di fattura più ordinaria e a volte grossolana, sono esposte all&#8217;entrata della tomba, lungo i fianchi della reception.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Da notare che la tomba, scavata a mano nella roccia (se state attenti vedrete anche i segni dello scalpello su alcune pareti meno rifinite), è decorata con la riproduzione del tetto, con frontoncini, animali affrontati, stipiti delle porte, tutto quanto serviva a farla sembrare una reale casa abitata.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<h3 style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">LA NECROPOLI DEL PALAZZONE</span></h3>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr">
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';"><img class="alignleft size-full wp-image-106" title="Necropoli del Palazzone" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2009/08/palazzone-small.jpg" alt="Necropoli del Palazzone" width="75" height="100" />L&#8217;ipogeo dei Volumni è solo una delle tante tombe che sono state trovate durante i lavori per la costruzione della ferrovia. Dopo la visita all&#8217;ipogeo, con lo stesso biglietto, potete uscire al sole (vedrete che vi farà molto piacere rivedere la luce) e visitare la necropoli del Palazzone con le sue tombe sparse e visitabili. Le tombe risalgono per lo più all&#8217;età ellenistica (IV-III a.C.) con alcune più rare di età arcaica (VI a.C.). Per la maggior parte si tratta di semplice camere scavate, ma alcune (ben segnalate) sono più complesse e composte da più vani.</span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span> </span></p>
<p style="text-align: left; margin-bottom: 0in; margin-top: 0in; margin-right: 0in;" dir="ltr"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Eras Light ITC';">Seguite le indicazione e vi troverete anche a visitare l&#8217;interessante Antiquarium, che contiene vari reperti ceramici, lapidei e bronzei, rinvenuti nella zona.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ferrara</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Busker Fest]]></category>
		<category><![CDATA[CAstello Estense]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico Nazionale Spina di Ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[Ferrara è una bella cittadina nata nel medioevo sulle rive del Po, che al tempo passava di là, ed ampliatasi nel corso del Rinascimento grazie ai lavori della famiglia degli Este che aveva lì la sua dimora. Adesso compare come una tranquilla città dal centro storico molto scenografico e ricco, inserito dall&#8217;UNESCO nella lista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Ferrara è una bella cittadina nata nel medioevo sulle rive del Po, che al tempo passava di là, ed ampliatasi nel corso del Rinascimento grazie ai lavori della famiglia degli Este che aveva lì la sua dimora.<br />
Adesso compare come una tranquilla città dal centro storico molto scenografico e ricco, inserito dall&#8217;UNESCO nella lista del patrimonio mondiale dell&#8217;umanità. Stupenda e molto romantica di notte, ha puntato tutto sul turismo, per cui troverete punti informativi, possibilità di noleggio biciclette (che sembrano essere il mezzo di locomozione favorito) per farvi il giro della città e delle mura e tanti musei e mostre!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_89" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-89" title="Castello Estense - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/01castello.jpg" alt="Castello Estense - Ferrara" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Castello Estense - Ferrara</p></div>
</div>
<div><strong>Informazioni utili:</strong></div>
<div>
<div>Il giorno di chiusura dei musei è per tutti il Lunedì..tenetene conto quando decidete il giorno della partenza o troverete tutto chiuso!</div>
</div>
<div>Non abbiate paura di pranzare o cenare nei locali del centro storico: i prezzi sono nella norma e non c&#8217;è il pericolo di doversi mettere a lavare i piatti!</div>
<div>In estate una volta all&#8217;anno la città si popola di un fantastico mondo fatto di musicisti ed artisti da strada di notevole qualità&#8230;ogni stradina, viottolo e piazzetta si animano di suoni e risate! è la <span style="font-weight: bold;">Busker Fest.</span> Gli spettacoli ufficiali finiscono alla mezzanotte, come nelle fiabe, ma poi il popolo dei Buskers si riunisce alla Busker&#8217;s House, un piccolo chiostro nel centro storico di Ferrara, per suonare e ballare insieme fino alla mattina!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_91" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-91" title="Busker Fest - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/02busker.jpg" alt="Un artista di strada alla Busker Fest di Ferrara" width="300" height="400" /><p class="wp-caption-text">Un artista di strada alla Busker Fest di Ferrara</p></div>
</div>
<div><strong>Storia della città: </strong></div>
<div>La nascita della città si deve all&#8217;instaurarsi in una biforcazione del Po della pieve di San Giorgio in epoca tardoantica. Da qui cominciò l&#8217;insediamento vero e proprio, ufficializzato con l&#8217;arrivo del vescovato nel VII sec.d.C. che per motivi difensivi, realizza la prima fase insediativa della città, quella del Castrum circa un secolo dopo (tutt&#8217;ora riconoscibile dall&#8217;andamento regolare dell&#8217;impianto stradale). Da qui partirà il progressivo allargamento della città secondo fasi ben distinte:<br />
- nel 1135 viene costruita la cattedrale e gli Este vengono nominati dal popolo signori della città;<br />
- Niccolò II nel 1385 comincia la costruzione del castello ed la prima addizione della città;<br />
- Borso nel 1451 comincierà la seconda addizione;<br />
- Ercole I nel 1492 farà la cosiddetta &#8220;addizione erculea&#8221;, talmente grande da non riuscire nemmeno ad edificarla completamente. È questo il periodo di maggiore fioritura della casata estense;<br />
- ultimo imponente riordino è la costruzione della cittadella pontificia, oggi non più visibile.</div>
<div>
<p><strong>Cose da vedere:</strong></div>
<div style="font-weight: bold;">- Castello Estense e Torre dei Leoni</div>
<div>Il castello estense è aperto dalle 9.30 alle 17.30 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 6€, ridotto 5€ (gruppi di almeno 15 persone, minori di 18 anni e maggiori di 65), gruppi scolastici 4€, gratuito per i minori di 11 anni.<br />
La salita alla torre (120 scalini) è compresa nel prezzo e c&#8217;è la possibilità di acquisto di una guida al prezzo di 5¤.<br />
Del castello è visitabile la corte interna (senza biglietto), i piani delle cucine, le prigioni (attenzione ai claustrofobici!) nonchè il piano nobile con annesso terrazzo.</div>
<div><span style="font-weight: bold;">- Museo Archeologico, detto Museo di Spina</span></div>
<div>Il museo è aperto dalle 9.00 alle 14.00 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 4€, ridotto 2€ (15-18 anni) e gratuito per i minori di 18 e maggiori di 65 anni.<br />
Non è disponibile un catalogo della mostra quindi aprite bene gli occhi e ricordatevi il più possibile!</div>
<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_87" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-87" title="Museo Spina - Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/03museo_spina1.jpg" alt="Coorte interna del museo archologico nazionale di Ferrara" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Coorte interna del museo archeologico nazionale di Ferrara</p></div>
</div>
<div>Spina era la famosa città etrusca affacciata sull&#8217;adriatico, il punto d&#8217;arrivo dei mercanti greci e balcanici. Il suo sito, di recente scoperta, si trovava a qualche chilometro dalla costa, in una zona al tempo paludosa: le case erano sorrette da palafitte e probabilmente doveva essere solcata da qualche canale navigabile: una Venezia del mondo antico!</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Al momento della scoperta delle necropoli, dalle tombe scavate è stata trovata un&#8217;enorme quantità di vasi e suppellettili della migliore grecità ed anche esempi di produzione locale. Tutte queste opere sono custodite nel Museo Archeologico di<br />
Ferrara, ricavato in uno dei più bei palazzi rinascimentali della città, ma purtroppo gli oggetti visibili sono solo una minima parte rispetto a quanto si narra sia racchiuso negli scantinati del museo&#8230;</p></div>
<p><span style="font-weight: bold;">- Cattedrale</span></p>
<p>La cattedrale è aperta nei giorni feriali dalle 7.30-12.00 / 15.00-18.30, nei festivi dalle 7.30-12.30 / 15.30-19.30.</p>
<p>Fu edificata nel 1135, e ritrasformata nel XIII sec da una facciata a capanna ad una tripartita.</p>
<p>1. La facciata: Suddivisa in tre registri, riccamente decorati. Da notare San Giorgio che uccide il drago sopra il portale centrale e gli altri bassorilievi tutti a tema religioso. I due ingressi erano riservati quello di destra (con statua di Alberto V d&#8217;Este in veste da pellegrino) agli uomini, mentre quello di sinistra (con busto di Papa Clemente VIII) alle donne.</p>
<p>2. Fianco sinistro: Il fianco è in parte coperto dalla Loggia dei Merciai del 1473, la quale copre anche le tavole marmoree con incisi gli statuti cittadini del 1173. Nel centro è visibile il segno della porta dei Mesi, distrutta nel XVIII sec. da cui provenivano i leoni posti all&#8217;entrata principale della cattedrale.</p>
<p>3. Il Campanile: incompiuto, il progetto si fa riferire a Leon Battista Alberti.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_93" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-93" title="Duomo di Ferrara" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/04duomo1.jpg" alt="Duomo di Ferrara" width="400" height="300" /> Cattedrale di Ferrara</dt>
</dl>
</div>
<p><span style="font-weight: bold;">- Casa Romei</span></p>
<p>La casa è aperta dalle 8.30 alle 19.30 ed è chiuso il lunedì.<br />
L&#8217;ingresso costa 2€, ridotto 1€ (15-18 anni) e gratuito per i minori di 18  e maggiori di 65 anni.</p>
<p>Si tratta di una casa della seconda metà 1400, appartenente ad una famiglia nobile di Ferrara: la figlia del proprietario sposò il figlio di un protetto degli Este.</p>
<p>Da vedere la sala delle Sibille, con gli affreschi parietali del 1400 ed un grande camino, quindi la Sala dei Profeti con le travature di copertura dipinte. Il porticato del cortile conserva ancora affreschi sui muri e delle decorazioni in cotto sul loggiato superiore.<br />
Della casa è visitabile anche il piano superiore, o piano nobile, con una grande qualtità di affreschi del 1500, soprattutto a tema religioso.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">- Biblioteca Comunale Ariostea e Tomba di Ariosto</span></p>
<p>La biblioteca ospita dal 1801 la Tomba di Ariosto. Contiene una grande quantità di opere manoscritte ed incunaboli, comprese molte collezioni Ariostee e versioni rare dell&#8217;Orlando Furioso.</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_95" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px;">
<dt class="wp-caption-dt" style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-95" title="Tomba dell'Ariosto" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/12/05ariosto1.jpg" alt="Tomba dell'Ariosto" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tomba dell&#39;Ariosto</p></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Tarquinia (VT)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 21:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[Necropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Tarquinia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tarquinia, cittadina in provincia di Viterbo, ha una lunga storia come città etrusca e poi romana. È famosa per la necropoli di Monterozzi, contenente le tombe dipinte. La Necropoli di Tarquinia è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO Patrimonio dell&#8217;Umanità. Da non perdere anche l&#8217;Ara della Regina, il santuario di Tarquinia, visibile da Monterozzi in lontananza. Come Arrivare: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tarquinia, cittadina in provincia di Viterbo, ha una lunga storia come città etrusca e poi romana. È famosa per la necropoli di Monterozzi, contenente le tombe dipinte. La Necropoli di Tarquinia è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
Da non perdere anche l&#8217;Ara della Regina, il santuario di Tarquinia, visibile da Monterozzi in lontananza.</p>
<p><strong>Come Arrivare:</strong><br />
Via Aurelia, continuare su SS1 in direzione Viterbo Grosseto. Girare a destra: A12 / E80. Girare a destra, SP102.<br />
La necropoli è alle porte della città, la Civita (l&#8217;antica acropoli) a circa 7 km, lungo la strada per Monte Romano.</p>
<p><strong>Cose da Vedere:</strong></p>
<p><strong>1. Necropoli di Monterozzi:</strong> tel. 0766 856308. Orario invernale: dal martedì alla domenica 8,30-14,00; orario estivo: dal martedì alla domenica dalle 8,30 fino ad un&#8217;ora prima del tramonto. La biglietteria chiude un&#8217;ora e mezzo prima.<br />
Chiude il lunedì,il 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre.<br />
Per visite guidate: tel 0639967150 per gruppi di adulti; tel 0639967200 per gruppi scolastici.<br />
Biglietto intero: Euro 4,00.<br />
Ridotto per cittadini dell&#8217; Unione Europea tra 18 e 25 anni; per insegnati di ruolo nelle scuole statali: Euro 2,00<br />
Gratuito per:<br />
- Cittadini dell&#8217; Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni.<br />
- Studenti e docenti delle Facoltà di Architettura e di Lettere (indirizzo Storia dell&#8217;arte).<br />
- Dipendenti MBAC &#8211; Ministero per i Beni e le Attività Culturali.<br />
- Guide Turistiche autorizzate dalla Regione Lazio nell&#8217;esercizio della propria attività.<br />
- Appartenenti all&#8217; ICOM.<br />
-Gruppi scolastici con lettera della scuola.</p>
<p><strong>2. Museo Archeologico</strong>: piazza Cavour 1. Tel. 0766 856036. Aperto dal martedì alle domenica dalle 8,30 alle 19,30. La biglietteria chiude un&#8217;ora prima. I giorni di chiusura, oltre al lunedì, sono 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre. Per visite guidate: tel 0639967150 per gruppi di adulti; tel 0639967200 per gruppi scolastici.<br />
Biglietti: vedi per la Necropoli.</p>
<p>Possibilità di fare il <strong>biglietto cumulativo Museo e Necropoli:</strong><br />
Intero: Euro 6,50.<br />
Ridotto per cittadini dell&#8217; Unione Europea tra 18 e 25 anni e per insegnati di ruolo nelle scuole statali: Euro 3,25.<br />
Gratuito per gli stessi aventi diritto citati precedentemente.</p>
<p><strong>3. Ara della Regina</strong>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Storia della Tarquinia Etrusca:</strong></p>
<p><strong>670-630 orientalizzante medio.</strong><br />
Tarquinia usa tombe costruite con copertura a pseudovolta, camera unica con pareti molto ripide e banchina per le deposizioni, fessura nella chiave della volta. Caratteristica è il grande dromos molto largo lungo e aperto, spesso è presente una scalinata monumentale, utilizzata per riti, spettacoli e ludi.</p>
<p><strong>630-580 orientalizzante recente.</strong><br />
In città cominciano grandi importazioni ceramiche dal mediterraneo, esempio famoso del periodo è la tomba di bocchoris, tomba del guerriero, il primo esempio di orientalizzante etrusco. Importante è notare che qui venne trovata la prima epigrafe etrusca incisa su un vaso protocorinzio. La necropoli in questo periodo si estende sul colle di Monterozzi.</p>
<p><strong>Alto arcaismo: VI a.C.</strong><br />
È questo il momento della nascita dei grandi santuari e vengono edificate le prime città satellite sulla costa ad impianto ortogonale, Pyrgi per Cerveteri, Gradisca per Tarquinia, nel clima di una grande espansione commerciale via mare.</p>
<p>Il tipo tombale a Tarquinia in questo periodo è a camera ipogea con tumulo come segnacolo. Gli interni sono decorati come una vera casa ad affresco (sedimenti salini che si depositano sulla roccia dipinta hanno permesso di conservare le pitture fino a noi). Le scene raffigurate sono di tipo aristocratico: animali affrontati, banchetti, giochi funebri, ma esistono anche elementi anomali quali caccia e pesca.<br />
Nel 530 a.C. arrivano maestri ionici che importano la tecnica delle megalografie.</p>
<p><strong>Tardo arcaico, il V secolo.</strong><br />
Nasce in questo secolo la famosa Ara della Regina, santuario monumentale di Tarquinia. Su un grande podio venne costruito un tempio di tipo tuscanico, impostato su un tempio di età precedente. La decorazione del columen tutt&#8217;ora conservata era enorme: si tratta dei famosi cavalli alati in terracotta.</p>
<p><strong>La pittura funeraria parietale</strong></p>
<div>Nasce nel VI aC., durante la prima fase riprende elementi asiatici e raffigura alberi, animali affrontati e fantastici.<br />
La Tomba delle pantere del 590 a.C. è il primo esempio di questo stile. Non è ancora suddiviso lo spazio della parete, animali la riempiono tutta.<br />
La Tomba dei tori (560 a.C.) già presenta una divisione in fasce a riprodurre almeno in parte una casa, è presente una schematizzazione del frontone con gli animali affrontati.<br />
Nel 530 giungono dalla ionia maestri e portano la tecnica della megalografia.<br />
Primo esempio è la Tomba degli Auguri.<br />
Cominciano ad essere rappresentati non più elementi fantastici ma di carattere sociale, arrivati assieme ai maestri dalla Grecia. Vengono riprodotti banchetti, scene di komastoi, giochi funebri.<br />
Dai colori vividi del VI secolo (es: tomba delle leonesse), si vanno ad utilizzare sempre più un cromatismi tenui e a campitura più piatta, per dare più importanza alla volumetria dei personaggi che al gioco delle luci. La tavolozza diminuisce a 3-4 colori fondamentali.</p>
<p>L&#8217;identificazione con la casa non si va mai perdendo del tutto, infatti il columen ed il suo sostegno vengono sempre rappresentati, anche se molto schematizzati (una semplice linea grossa rossa) ma sono presenti.<br />
Tipico è anche la rappresentazione di una finta porta a imitazione di quella vera della tomba oppure di una finta porta di una camera inesistente o una porta dell&#8217;aldilà.<br />
Nel V cominciano anche a comparire, in relazione alla perdita della fede nella vita post-mortem, personaggi infernali, contraddistinti dal loro colore blu, sia femminili che maschili (karun).</p>
<p><strong>Età recente: IV-III a.C.</strong></p>
<p>Ara della Regina. Su un grosso podio con due terrazze di 7 metri di altezza viene costruito il tempio di tipo tuscanico con cella ed ale. Subirà nel III un rimaneggiamento, le tre cellette ed il postico verranno tolti per aumentare la lunghezza della cella centrale. Ridecorato, il nuovo columen non avrà più i cavalli alati ma un grosso blocco fittile con la fuga dei Sette di Tebe.</p>
<p>Le tombe aristocratiche sono ancora dipinte ma la tipologia cambia: sono presenti molti demoni azzurri, banchetti infernali, poche scene aristocratiche e molto mistiche.<br />
Comincia in questo periodo l&#8217;uso di sarcofagi decorati e iscritti. Se la tomba è dipinta il sargofago è liscio senza decorazioni e iscrizioni, e viceversa.<br />
Nei orimi sarcofagi dipinti l&#8217;iscrizione compariva sul lato lungo, riportante varie dati della vita del deposto. La cassa spesso era decorata con un&#8217;amazzonomachia od una precessione infernale. Il coperchio all&#8217;inizio era decorato con un frontoncino di tipo orientale, poi compare la raffigurazione del defunto supino, all&#8217;inizio quasi schiacciato contro il letto, poi comincia ad alzarsi sempre più tramite i cuscini e cambiamenti di inclinazione fino a essere rappresentato banchettante.<br />
L&#8217;entrata del dromos delle tombe è decorata con piccoli tempietti.</p>
<p>Nel 311-310 a.C. Roma vince su Tarquinia, da questo momento la storia della città rientra nella Storia Romana.</p></div>
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		<title>Cerveteri (RM)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 10:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Cerveteri]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
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		<description><![CDATA[Cerveteri, in latino Caere, in etrusco Cisra, è ora una cittadina a 40km da Roma, nata in epoca etrusca (epoca villanoviana) è stata identificata come tale già nel XVI secolo con la spiegazione del toponimo Cerveteri con Caere Vetus. Alla città apparteneva, tra gli altri, il famoso porto di Pyrgi, simbolo della ricchezza della città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cerveteri, in latino Caere, in etrusco Cisra, è ora una cittadina a 40km da Roma, nata in epoca etrusca (epoca villanoviana) è stata identificata come tale già nel XVI secolo con la spiegazione del toponimo Cerveteri con Caere Vetus. Alla città apparteneva, tra gli altri, il famoso porto di Pyrgi, simbolo della ricchezza della città dovuta alla presenza di minerali nel sottosuolo, come nei Monti della Tolfa.</p>
<p><strong>Come arrivare:</strong><br />
E&#8217; raggiungibile dalla Via Aurelia e dall&#8217;autostrada Roma-Civitavecchia (A/12). Uscire all&#8217;uscita CERVETERI-LADISPOLI-POLIZIA STRADALE e proseguire seguendo la direzione CERVETERI-CERI.</p>
<p><strong>Storia della Cerveteri estrusca:</strong></p>
<p>La storia della città antica viene principalmente basata sui ritrovamenti delle necropoli, molto abbondanti, mentre l&#8217;area urbana raramente riporta resti di tale grandezza, ad eccezione delle aree sacre. Il suo territorio si estendeva dal Mignone, alle necropoli rupestri alla zona costiera.</p>
<p>Le prime fasi di vita della città risalgono all&#8217;epoca villanoviana (XI-IX secolo a.C.) con le necropoli di Cava della Pozzolana e del Sorbo, con un rito funerario basato su tombe a pozzetto e cinerario biconico con elmo o scodella e nella fase più recente anche inumati in fossa. Le fosse erano legate insieme entro circolo di sassi, un tumulo simbolo precoce dell&#8217;esistenza di un sistema di rappresentazione gentilizia.</p>
<p>Dal VIII a.C. grande innovazione, rispetto alla precedente a fossa, la tomba a camera scavata nel tufo o parzialmente costruita, a camera unica, spesso riproducente l&#8217;interno di una capanna. Queste tombe avevano un utilizzo famigliare, spesso prolungato.</p>
<p>Con il VII secolo comincia la fase orientalizzante (antica: 730/720-670; media: 670-630; recente: 630-580), con un&#8217;arrivo massiccio di manufatti dalla Fenicia, da Cipro, dalla Grecia, con i relativi artigiani che comincieranno a fare una produzione orientalizzante locale. È questo anche il secolo in cui nella città comincia la scrittura, come connotazione di rango sociale (era infatti presente in oggetti di grande qualità, di importazione). Nelle necropoli compaiono i tumuli monumentali, con un&#8217;altezza di anche 15 metri, con la crepidine (base del tumulo) spesso modanata, con un ponte che permetteva l&#8217;accesso alla cupola.</p>
<p>Verso la fine del VII secolo comincia a diffondersi il tipo di tombe a camera più note, quelle formate da un atrio largo e stretto che si affaccia su tre camere con i letti funebri, sempre ricoperte da tumulo monumentale, riproducenti il nuovo tipo di abitazione etrusca, anche se con differenti proporzioni tra l&#8217;atrio e le camere.</p>
<p>Nell&#8217;età arcaica, VI sec.a.C., forse a causa della mancanza di spazio nelle necropoli ed alla crescente richiesta di tombe più ricche, cominciano a comparire le famose tombe a dado, generalmente costruite e non scavate, ricorrenti su lunghi filari e &#8220;infilate&#8221; a riempire gli spazi liberi tra i grandi tumuli dei secoli precedenti. Generalmente le tombe venivano realizzate a coppie, e tra le varie coppie venivano legate da delle scalinate che permettevano di accedere al piano superiore. L&#8217;interno era uguale per tutte le tombe, con atrio longitudinale e due vani che vi si affacciavano. L&#8217;origine di questa tipologia tombale sembra riferirsi al mondo greco, per il loro carattere democratico e paritario, col quale erano in maggiore contatto nautico rispetto agli altri periodi storici.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-62" title="Cerveteri - Tombe a Dado" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/01filare_dadi.jpg" alt="" width="400" height="270" /></p>
<p>Il V sec.a.C. è il periodo dei grossi scontri con le altre popolazioni (cartaginesi e siracusani) che limitarono il commercio navale della città, secondo alcuni riducendola ad atti di pirateria. È il momento di crisi per la città, le tombe non vengono più costruite, utilizzando quelle già esistenti e spesso spostando i deposti più antichi.</p>
<p>Dal IV sec.a.C. Caere comincia ad orbitare nella politica romana, favorendola fin dall&#8217;inizio, ed è in questo periodo che nasce un nuovo tipo tombale (circa 20 esempi, ricchissimi), a camera unica, sorretta da pilastri, con una banchina lungo tutte le pareti per le deposizioni e spesso una scalinata centrale che portava ad una seconda sala ipogea. All&#8217;esterno erano caratterizzate da iscrizioni col nome e cippi maschili a colonnina e femminili a casetta.</p>
<p><strong>Cose da vedere:</strong></p>
<p><em>Il Santuario di Pyrgi:</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-63" title="Santuario di Pyrgi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/02pyrgi.jpg" alt="" width="400" height="228" /></p>
<p>Il famoso porto includeva il Santuario di Uni, costiero e risalente al VI sec.a.C. Il santuario era costituito da due templi principali, uno greco e uno tuscanico più recente, racchiusi da un recinto sacro che lungo un lato presentavano tante piccole cellette (forse per la prostituzione sacra).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-65" title="Santuario di Pyrgi - Pianta" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/03pianta_pyrgi.jpg" alt="" width="400" height="303" /></p>
<p><strong>La necropoli della Banditaccia:</strong></p>
<p>Per info: tel. 06-9940001. Aperto tutti i giorni, dalle 8.30 al tramonto. Chiuso il lunedì, il 1 gennaio, ed il 25 dicembre.<br />
La biglietteria chiude un&#8217;ora prima del tramonto. Per visite guidate chiamare al: 06-39967150 per gruppi di adulti; tel 06-39967200 per gruppi scolastici.<br />
Fino a 18 anni ed oltre i 65 la visita è gratis; dai 18 ai 25 anni costa 2,00 Euro; dai 25 ai 65 anni il biglietto costa 4,00 Euro.</p>
<p>La necropoli è sorta su un grande pianoro tufaceo, una roccia molto leggera e morbida. La necropoli è tagliata da una strada principale ma nel complesso riempie tutto il pianoro.</p>
<p>L&#8217;epoca dei grandi tumuli con camera scavata e tumulo parzialmente costruito e ricoperto di terra, va dal 690 al 650 a.C. (orientalizzante antico e medio). Dal 650 in poi (orientalizzante recente) i tumuli sono di dimensione inferiore perchè più diffusi, spesso anche multifamigliari (per dividere probabilmente i costi di produzione di un monumento così grande). La pianta è spesso cruciforme, per aumentarne la capienza.</p>
<p>Verso la metà del VI sec.a.C. cominciano a nascere le tombe a dado ad occupare gli spazi di risulta dei tumuli oppure concentrati in lunghi filari.<br />
Dopo il VI secolo la necropoli non vide più la costruzioni di grandi tombe monumentali, ma continuarono ad essere utilizzate quelle già esistenti. Nel IV secolo la necropoli appunto è gia colma e si comincia a costruire tombe nella ex cava di tufo, le famose tombe comunali, rupestri (scavate a livello del piano di calpestio, ma non ipogee).<br />
Caratteristica delle tombe utilizzate nel IV secolo sono i cippi, con o senza iscrizione funebre e posti all&#8217;esterno delle tombe.</p>
<p><img class="size-full wp-image-66 aligncenter" title="Cerveteri Cippi Funerari" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/04cippithumbnail.jpg" alt="" width="97" height="100" /></p>
<p><strong>Fuori dal recinto:</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-67" title="tumulo_4falde" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/05tumulo_4faldethumbnail.jpg" alt="" width="94" height="100" />- <strong>Tomba dei Leoni Dipinti:</strong> Metà VII a.C., chiamata così perchè vi erano dei leoni dipinti sulle pareti di tufo ricoperte da un piccolo strato di argilla, ora scomparse. Si tratta di una tomba circolare con ingresso a dromos, tipico dell&#8217;orientalizzante antico, che porta a tre sale, una centrale e due laterali. Quella a destra presenta il soffitto con il tetto a quattro falde schematizzato, con il famoso disco all&#8217;estremità del trave centrale. La camera centrale è molto più grande e la riproduzione del tetto a quattro falde è meglio realizzata dell&#8217;altra camera. La camera a sinistra, più piccola, è collegata all&#8217;esterno da un piccolo dromos secondario.<br />
All&#8217;interno dello stesso tumulo, sul retro, venne ricavata una seconda tomba, di VI secolo. :<br />
- <strong>Tomba degli Scudi e delle Sedie</strong>, così chiamata perchè nel tufo vennero scavate delle forme circolari sulle pareti, che ricordano degli scudi appesi, e dei troni. È una tomba di tipo più recente, con atrio allungato su cui si affacciano tre stanze contenenti ai lati i letti scavati per le deposizioni. Il soffitto è reso piatto, non a falde. È qui presente il trono perchè il passaggio nell&#8217;usanza etrusca tra il banchetto in posizione seduta a quello in posizione sdraiata avviene tra il 650 ed il 630 a.C., in seguito alla realizzazione della tomba.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-68" title="Cerveteri - tumulo delle sedie e degli scudi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/06tumulo_sedie-scudi.jpg" alt="" width="400" height="301" /></p>
<p>-<strong> Tomba degli Animali Dipinti</strong>: Orientalizzante medio, composta da un dromos che porta da un atrio circolare con soffitto lavoratissimo a canne intrecciate e banchina per le deposizioni ai lati. Si tratta di una tomba anomala in quanto l&#8217;elemento tondo nell&#8217;architettura etrusca quasi non esiste. L&#8217;atrio conduce a una stanza rettangolare suddivisa in tre parti.<br />
Nel recinto:</p>
<p>- <strong>Tumulo 2</strong>: presenta quattro diverse sepolture con quattro entrate differenti. Una è la famosa <strong>Tomba della Capanna</strong>, la più antica, rappresenta l&#8217;interno di un vano con tetto a due falde, molto displuviato: un tetto di paglia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-69" title="Cerveteri - Tomba della Capanna" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/07tumulo_capanna.jpg" alt="" width="400" height="327" /></p>
<p>È il secondo tumulo più antico di Cerveteri, datato al 680-670 a.C.<br />
Il secondo è una Tomba a doppio vano. Il terzo è la<strong> Tomba dei Doli</strong>, del 650-630 a.C., caratterizzata da due vani assiali, soffitto a doppio spiovente. La quarta e più recente è la <strong>Tomba dei Vasi Greci</strong>, del tipo orientalizzante recente, ma è posteriore al VI sec.a.C., con tre vani affacciati sull&#8217;atrio. Il nome deriva dall&#8217;enorme quantità di vasi greci che vennero rinvenuti in essa.<br />
-<strong> Tomba dei Capitelli</strong>: tipica tomba a tre vani su atrio, con colonne caratterizzate da capitelli eolici totalmente scavati nel tufo, il soffitto decorato ad incannucciato.<br />
- <strong>Tumulo Policromo</strong>: crepidine (il tamburo del tumulo, la parte cilindrica) caratterizzata da file di materiali di colore differente. Tardo orientalizzante.<br />
- <strong>Tumulo Mengarelli</strong>: è incompiuta, non ha modanature ed ha una sola tomba. Fa coppia col tumulo del Colonnello.<br />
- <strong>Tumulo del Colonnello</strong>: contiene la tomba a così chiamato perchè le modanature sembrano i gradi dei colonnelli dell&#8217;esercito. Contiene quattro tombe, di cui una dell&#8217;inventore, o portatore, del tumulo a Cerveteri.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-70 alignnone" title="Cerveteri - Tumulo del Colonnello" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/08tumulo_colonnello.jpg" alt="" width="400" height="254" /></p>
<p>- <strong>Tomba Regolini-Galassi</strong>: a planimetria animala, con lungo corridoio centrale e due vani prospicienti aui due lati del corridoio. Datata 670-660. Una delle sale non fu profanata e il corredo delle deposizioni (maschile e femminile) riporta anche segni di scrittura.<br />
Via degli Inferi:<br />
- <strong>Tomba delle Colonne Doriche</strong>: Unicum nel panorama etrusco è una tomba sorretta da colonne doriche perfettamente riprodotte, senza base.<br />
- <strong>Tomba dei Rilievi</strong>: appartiene al IV sec.a.C. ed è l&#8217;unica tomba monumentale di questo secolo ad aver trovato spazio nella necropoli della Banditaccia. È della tipologia con grande aula puntellata da pilastri e banchine sui lati. La particolarità è che le pareti sono totalmente rivestite da stucco, decorato e dipinto a rappresentare l&#8217;interno di un&#8217;abitazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-71" title="Cerveteri - Tomba dei Rilievi" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/09tomba_rilievi.jpg" alt="" width="400" height="302" /></p>
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		<title>Rocca Calascio (AQ)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 09:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Lady Hawke]]></category>
		<category><![CDATA[Rocca Calascio]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta del castello più alto d&#8217;Abruzzo (oltre i 1400 metri), situato sul colle che sovrasta una piana dal paesaggio mozzafiato. La rocca, ora in rovina, è tanto affascinante da essere stata set di importanti pellicole tra le quali Lady Hawke (era la dimora del frate Imperius) ed una pubblicità con Leonardo di Caprio. Calascio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta del castello più alto d&#8217;Abruzzo (oltre i 1400 metri), situato sul colle che sovrasta una piana dal paesaggio mozzafiato. La rocca, ora in rovina, è tanto affascinante da essere stata set di importanti pellicole tra le quali Lady Hawke (era la dimora del frate Imperius) ed una pubblicità con Leonardo di Caprio.</p>
<p>Calascio, il capoluogo sottostante, sta ricominciando a vivere grazie al turismo mentre il castello deve la sua ristrutturazione e sistemazione scenografica alla produzione del film Lady Hawke (per gli appassionati del film non sarà difficile riconoscere i luoghi dove sono state girate le scene, tra tutti il ponte a trabocchetto e la gradinata intorno al fuoco) per la quale le torri sono state rivestite da una costruzione in cartapesta.</p>
<p>Il sito è aperto al pubblico gratuitamente ma attenzione: è raggiungibile solamente a piedi.<br />
La torre centrale non è visitabile ma è possibile passeggiare lungo il borgo antico ed al primo piano del castello.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-52 aligncenter" title="Rocca Calascio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio1.jpg" alt="" width="400" height="251" /></p>
<p><strong>Come arrivare:</strong></p>
<p>Da Roma si prende l&#8217;autostrada A24 fino all&#8217;uscita dell&#8217;Aquila Est, si continua sulla Statale 17 in direzione Pescara fino al bivio per Barisciano quindi si prosegue in direzione di Castel del Monte fino a Calascio e da qui a sinistra per la Rocca. Da Pescara si segue l&#8217;autostrada A25, direzione Roma, fino all&#8217;uscita Bussi-Popoli. Si continua sulla Statale 17, in direzione dell&#8217;Aquila, fino al bivio per Ofena-Castel del Monte e si prosegue in direzione di Ofena per poi voltare a sinistra per Calascio. Arrivati a Calascio si prosegue fino al bivio che porta alla Rocca.<br />
La rocca è raggiungibile solo a piedi con una piccola passeggiata, dopo aver lasciato la macchina nell&#8217;apposito parcheggio.</p>
<p><strong>Piccola storia della rocca:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-54 aligncenter" title="Rocca Calascio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio3.jpg" alt="" width="400" height="250" /></p>
<p>Costruita intorno al Mille nella sua struttura centrale, fu dotata in seguito delle quattro torri cilindriche angolari. Appartenne nel XVI secolo alla famiglia dei Medici. Venne distrutta insieme al suo borgo dal terremoto del 1703.</p>
<p>La rocca sovrastava il piccolo borgo di Rocca Calascio, situato sul versante meridionale del monte, il quale è stata completamente abbandonata al momento della distruzione del castello e della nascita del borgo Calascio qualche metro più a valle. Il borgo era circondato da una cinta di mura, le quali avevano due aperture.</p>
<p>L&#8217;abbandono della rocca comincia nel XVIII secolo a conseguenza della difficoltà della vita in un luogo così impervio e dei continui terremoti che sconquassano la semplice pietra con cui sono costruite le case del borgo.</p>
<p>L&#8217;edificio centrale della rocca, è nata come torre di avvistamento in epoca altomedievale (alcuni ipotizzano addirittura di epoca romana..aspettiamo scavi), è costituito da un corpo quadrato a torre, con l&#8217;entrata sopraelevata a circa 5 metri da terra (oggi non è possibile entrarvi). Questo edificio venne poi cinto da mura quadrate con agli angoli quattro torrioni circolari. La rocca era collegata al borgo tramite una scala lignea, un tempo retrattile ed oggi fissa.</p>
<p><strong>Immagini dal film Lady Hawke:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-55 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady2.jpg" alt="" width="400" height="218" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-56 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady3.jpg" alt="" width="400" height="219" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-57 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady4.jpg" alt="" width="400" height="274" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-58 aligncenter" title="Rocca Calascio - Lady Hawke" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/08/calascio_lady5.jpg" alt="" width="400" height="262" /></p>
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		<title>Chiesa di San Pietro ad Oratorium (AQ)</title>
		<link>http://ingiro.perdomani.net/italia/abruzzo/chiesa-di-san-pietro-ad-oratorium-aq/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 03:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro ad Oratorium]]></category>

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		<description><![CDATA[La chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nella parte della valle del fiume Tirino appartenente al territorio di Capestrano, in provincia dell’Aquila. L&#8217;edificio è di epoca medievale, molto ben conservato e di recente restaurato. Informazioni utili: La chiesa viene aperta da un custode il venerdì pomeriggio. Per prenotazioni telefonare al numero 0862-95227: info [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nella parte della valle del fiume Tirino appartenente al territorio di Capestrano, in provincia dell’Aquila. L&#8217;edificio è di epoca medievale, molto ben conservato e di recente restaurato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-46" title="San Pietro ad Oratorium" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/oratorium01.jpg" alt="" width="386" height="250" /></p>
<p><strong><br />
Informazioni utili:</strong></p>
<p>La chiesa viene aperta da un custode il venerdì pomeriggio. Per prenotazioni telefonare al numero 0862-95227: info point di Capestrano. Conviene telefonare con anticipo, per evitare di trovare il custode impossibilitato a venire&#8230;vale la pena sia vedere l&#8217;interno della chiesa per i suoi affreschi sia il quadrato magico che si trova sul retro rispetto all&#8217;entrata nel recinto.</p>
<p><strong>Cenni storici:</strong></p>
<p>La chiesa di San Pietro ad Oratorium venne fondata sulla riva sinistra del fiume Tirino, che al tempo della fondazione passava a 200m dalla chiesa. Fu costruita, secondo la tradizione, grazie al dono fatto dall’ultimo re longobardo Desiderio nel 756 d.c. all’abate Attalo di un appezzamento di terra per la costruzione di un monastero. Fu una chiesa molto celebre, vantò la protezione di papi ed imperatori, come Carlo Magno e Pipino, ma soprattutto della dinastia dei Medici di Firenze.<br />
Verso la fine dell’XI secolo venne ristrutturata e nel 1117 riconsacrata da Papa Pasquale II, che a ricordo di questi lavori fece posizionare un’iscrizione sul portale:</p>
<p><em>A Rege Desiderio fundata millenocenteno renovata</em></p>
<p>Egli vi portò le reliquie di San Pietro Apostolo e le concesse vari privilegi, assoggettandola alla Santa Sede.<br />
Il convento fu definitivamente abbandonato nel 1751 e a tutt’oggi non è rimasta traccia del monastero.<br />
Restauri alla chiesa sono stati portati avanti nella metà del 1900.</p>
<p><strong><br />
Il quadrato magico:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/quadrato02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-47" title="Il Quadrato Magico" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/quadrato02.jpg" alt="" width="249" height="177" /></a></p>
<p>Inserito rovesciato nella muratura a sinistra del portale, si trova il celebre quadrato magico scolpito in una pietra: si tratta di un&#8217;enigmatica scritta composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna:<br />
ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR<br />
che significano &#8220;ovunque &#8211; opera &#8211; tiene &#8211; aratro &#8211; seminatore&#8221;<br />
Le parole si possono leggere da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall&#8217;alto verso il basso e dal basso verso l&#8217;alto.</p>
<p>S A T O R<br />
A R E P O<br />
T E N E T<br />
O P E R A<br />
R O T A S</p>
<p>Tra le varie interpretazioni esistenti, la più accreditata ritiene si tratti di un crittogramma che anagrammato forma le parole &#8220;Pater Noster&#8221; più le lettere A e O: alfa e omega, mentre alcuni ritengono che queste combinazioni acrostiche, secondo le superstizioni medievali, siano elementi utili per preservare l’edificio da terremoti, fulmini, tempeste e meteore.</p>
<p><strong>L&#8217;interno della Chiesa:</strong></p>
<p>In fondo alla chiesa si può vedere, dietro il ciborio del XII secolo, l’abside centrale riccamente decorato con un affresco rappresentante Cristo benedicente su un trono, i simboli dei quattro Evangelisti ed i 24 Signori dell’Apocalisse; delle decorazioni degli absidi laterali è rimasto solo un gruppo di Santi ciascuno. Questi affreschi vengono fatti risalire alla prima metà del XII secolo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-48" title="San Pietro ad Oratorium - Il Ciborio" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/ciborio03.jpg" alt="" width="200" height="272" /></p>
<p>Sull’altare sopraelevato da tre gradini, si trova un’ara pagana con ancora i segni della combustione dei sacrifici, che alcuni ritengono sia la prova dell’esistenza nella zona limitrofa di un edificio di epoca romana precedente all’impianto del monastero longobardo.</p>
<p><strong>La facciata:</strong></p>
<p>La facciata della chiesa si presenta estremamente semplice: si apre un bel portale benedettino ai cui lati si trovano due bassorilievi rappresentanti Re Davide e S. Vincenzo diacono. Il bassorilievo di Davide è in particolare interessante perchè è rappresentato rivolto verso l&#8217;alto e nel gesto di indicare con un dito un&#8217;iscrizione che dice:<br />
<em>sculptor imago apparuit ito insomnis hec</em><br />
da alcuni interpretata come: &#8220;lo scultore decise questa sistemazione in seguito ai suoi sogni, durante i quali ne ebbe l&#8217;ispirazione&#8221;.</p>
<p><strong><br />
Analisi dell&#8217;architettura:</strong></p>
<p><em>1) L’esterno della chiesa:</em></p>
<p>San Pietro ad Oratorium è una chiesa a tre navate absidate sul fondo, di cui quella centrale più larga delle laterali.<br />
Il materiale con cui è costruita la parte originale della chiesa, riscontrabile ancora nella parte inferiore della facciata e nel rivestimento delle absidi posteriori, è una pietra tagliata a conci quadrangolari e disposta su filari orizzontali a secco.<br />
Le facciate laterali sono costituite da pietre di forma irregolare di dimensione minore rispetto a quelle della facciata, disposte anch’esse su filari orizzontali ma legate con malta di calce.<br />
Come materiale da costruzione, oltre ai blocchi di pietra quadrangolari o naturalmente irregolari, si nota un utilizzo di materiali di risulta, provenienti da costruzioni di epoca romana e dall’originario edificio longobardo; si tratta in particolare di elementi in pietra o marmo, decorati od iscritti.</p>
<p>- La facciata:</p>
<p>La muratura è realizzata in opera quadrata non isodoma e le uniche aperture che possiede sono l’ingresso centrale ed una piccola finestrella rettangolare sulla sommità.<br />
La grandezza delle pietre, sia in larghezza che in altezza, non è medesima in tutti i blocchi della costruzione e si nota la mancanza di una ricerca di uniformità nella realizzazione della facciavista del monumento. I filari sono infatti disposti secondo assise irregolari ed anche i conci variano notevolmente di dimensioni all’interno dello stesso filare. I blocchi vengono indifferentemente posti all’interno della muratura di testa o di taglio, ed anche nella zona delle catene angolari non si nota un’alternanza ricercata tra le due posizioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/orator_portale04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-49" title="San Pietro ad Oratorium - Il Portale" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/orator_portale04.jpg" alt="" width="295" height="365" /></a></p>
<p>Il portale principale della chiesa è formato da una struttura di tipo trilitico, con architrave poggiante su due capitelli posti al di sopra dei piedritti. L’ingresso è sormontato da due archi a tutto sesto. Questi sono indipendenti tra loro e dalla muratura e non sono poggianti direttamente sull’architrave, ma su un filare della muratura prolungato fino alla linea interna degli stipiti. La funzione degli archi è di scarico del peso della struttura nei confronti dell’architrave. La buona funzionalità della struttura è ben visibile nelle fratture che l’arco col tempo ha riportato e che si trovano esattamente alle reni dell’ordine interno.</p>
<p>I cunei costituenti i due archi sono di dimensione e di numero irregolare, quello interno ne ha 7 mentre quello esterno 10 e le chiavi non corrispondono con il centro fisico dell’arco. Entrambi gli ordini presentano decorazioni con motivi simmetrici a palmette che fanno risalire il materiale da costruzione al precedente edificio longobardo.</p>
<p>Tutta la facciata, come già detto, conserva elementi di edifici precedenti usati come materiale da costruzione, tra questi spiccano blocchi marmorei con decorazioni ad intreccio, varie lastre iscritte ed il famoso quadrato magico, impostato al contrario sulla sinistra del portale.<br />
Ai lati dell’ingresso trovano posto in maniera simmetrica due bassorilievi con figure di santi su pietre quadrangolari, risalenti alla risistemazione del 1100.<br />
Nella parte superiore della facciata è possibile notare come la più leggera muratura in piccoli blocchetti lapidei abbia lasciato posto, nella zona delle catene angolari, ad una più resistente catena di blocchi con dimensioni maggiori, questo per garantire un’adeguata resistenza al carico della copertura sovrastante in una zona critica come quella dello spigolo.</p>
<p>- La facciata laterale destra:</p>
<p>Il lato destro dell’edificio è costituito prevalentemente da piccoli blocchetti lapidei di dimensione irregolare ma più o meno omogenea , disposti su filari orizzontali.<br />
Anche su questo lato della chiesa si apre un portale. La struttura di quest’ultimo non varia di molto dal portale principale, è infatti costituito da un sistema con architrave poggiante su pilastri sormontato da un doppio ordine di archi di scarico a tutto sesto.<br />
In questo caso, a differenza del portale centrale, l’arco di scarico interno poggia direttamente sulla muratura ed in linea con gli stipiti della porta, mentre quello esterno insiste su due mensole sporgenti. Le mensole sono impostate su due finte colonne adiacenti al lati del portale e probabilmente reggevano una decorazione ora non più presente.<br />
All’interno della muratura della facciata laterale, sono ben visibili dei fori a distanze e altezze regolari, essi sono interpretabili come fori per il sostegno dei ponteggi necessari ai lavori di ricostruzione.</p>
<p>- Le absidi posteriori:</p>
<p>Le tre navate di cui è composta la chiesa sono caratterizzate dalla presenza di tre absidi di forma semicilindrica sul fondo. Il materiale di cui queste sono costituite è, come per la facciata, blocchi di pietra quadrangolari e di medie dimensioni disposte su filari orizzontali ma con assise non regolari. Da notare è il fatto che per l’adattamento ad una superficie curva i conci costituenti la muratura sono stati tutti arrotondati.<br />
La cortina originaria si è conservata solo nell’abside centrale e parzialmente nella laterale destra, mentre il restante sinistro è frutto per 2/3 della sua altezza di un restauro moderno.<br />
Ognuna delle tre absidi presenta una finestrella nel centro e queste sono uno dei pochi punti luce dell’intera chiesa.</p>
<p><em>2) L’interno della chiesa:</em></p>
<p>La pavimentazione è in lastre di pietra in tutte e tre le navate e presenta solo tre gradini in corrispondenza dell’altare sul fondo.<br />
Le navate sono divise da due file di sette archi a tutto sesto poggianti su pilastri a base quadrata.<br />
I pilastri sono realizzati negli stessi conci di pietra delle facciate esterne e presentano alla sommità piccoli capitelli decorati con elementi vegetali o piccole figurine zoomorfe. La loro posizione in corrispondenza dell’imposta dell’arco li potrebbe far vedere anche come resti di cagnoli per il sostegno delle centine in fase di costruzione.<br />
Gli archi sono invece costituiti da cunei lapidei più piccoli ed irregolari tra loro. Ad un esame più approfondito si nota come solo le due cortine siano realizzate con questi blocchetti, mentre il riempimento è tutto in calcestruzzo.<br />
La muratura che gli archi vanno a sostenere è composta da blocchetti lapidei, con facciavista lavorata, legati con malta.</p>
<p><em>3) La copertura:</em></p>
<p>Il sistema di copertura della navata centrale è basato su uno schema con tetto a falde a doppio spiovente. Questa copertura è sorretta, come è visibile dall’interno, da una serie di capriate lignee triangolari ricorrenti lungo tutta la lunghezza della navata. Le capriate sono composte, oltre che da puntoni e catena di base, anche da un ometto. Quest’ultimo non è stato unito direttamente ad incastro con la catena, ma è stato legato ad essa tramite una staffa metallica. Come aiuto valido contro la flessione della catena sono stati aggiunti all’ometto due saettoni obliqui. Le capriate della navata centrale oltre ad essere incastrate nel muro, sono anche poggianti su mensole lignee in maniera diretta, senza l’ausilio di travi correnti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-50" title="omino" src="http://ingiro.perdomani.net/wp-content/uploads/2008/07/omino05.jpg" alt="" width="390" height="248" /></p>
<p>Per quanto riguarda le navate laterali, esse hanno uno schema di tetto ad unica falda, il cui scopo era oltre che di copertura della parte di edificio sottostante, anche di displuvio delle acque piovane provenienti delle falde del tetto della navata centrale. Ora questa sua funzione originaria è notevolmente diminuita dall’impianto, in fase di restauro moderno dell’edificio, di una serie di gronde per tutta la lunghezza della copertura.</p>
<p>Dall’interno della chiesa si può notare come anche le navate laterali siano dotate di un sistema di sostegno a capriata, non completa in quanto la copertura è ad un&#8217;unica falda. Queste non insistono, a differenza di quanto accade nella navata centrale, su mensole, ma sono direttamente incastrate nella muratura. Esse sono composte da mezza catena ed un puntone, che come ausilio ha un saettone, parte incastrato a muro e parte direttamente nella catena. Non c’è la presenza dell’omino in quanto la sua funzione viene ben svolta dalla muratura stessa.</p>
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